“Disumano” a chi?

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Quindi il governo italiano è «disumano». Lo sostiene il ministro dell’Interno francese e la sinistra di casa nostra – con quella sua innata propensione al patriottismo che tanto le fa onore – concorda e rilancia: il governo è «inutilmente cattivo» e «crudele».

Benissimo, se ne discuterà al vertice Ue indetto ieri sul tema. Qui, da parte nostra, non si spenderà una riga per difendere l’esecutivo Meloni che, di fronte alla prima emergenza migratoria, si è mosso e ha comunicato con una certa rozza leggerezza e, con poca astuzia, si è messo in condizione di apparire come il lupo cattivo delle fiabe. Il fatto è che, però, se in questa storia c’è un lupo, vale la pena ricordare che non è solitario. E che il branco sta altrove.

Dal 2015, anno in cui sono stati introdotti controlli alle frontiere dopo il Bataclan, le autorità francesi respingono migliaia di migranti al confine con l’Italia: 37mila nel 2016, 54mila nel 2017, e così via fino ai 24mila del 2021. Per Medici senza frontiere si tratta di «pratiche illegali». Restando alla frontiera di Ventimiglia, dal 2015 i morti nel tentativo di sfuggire ai controlli della Gendarmerie sono stati 28. L’ultimo era un afghano di 19 anni, Ahmed Safi: è stato falciato sulla A10 dopo essersi lanciato su un camion. Destinity invece di anni ne aveva 31 nel 2018, quando ha cercato di sconfinare al Colle della Scala. Era incinta al settimo mese e aveva un linfoma. È stata riportata a Bardonecchia dagli agenti transalpini ed è morta due giorni dopo. Paolo Narcisi, presidente di Rainbow4Africa, era stato amarissimo: «I francesi hanno dimenticato l’umanità, i corrieri trattano meglio i loro pacchi».

Stesso scenario, diversa fonte: il dossier «Se questa è Europa» di Oxfam, Asgi e Diaconia Valdese racconta il trattamento riservato ai minori che arrivano dall’Italia, con falsificazione delle generalità, taglio delle suole delle scarpe e abusi di ogni tipo prima di rispedirli oltreconfine. Nel 2018 fa notizia il caso di M., eritreo di 12 anni, respinto con un refus d’entrée. Secondo il tribunale di Nizza, un atto «illegittimo», che viola la Convenzione dei diritti dell’Infanzia e il regolamento di Dublino.

Spostiamoci a Calais, sulla Manica, dove tra il 2015 e il 2016 sorgeva la «giungla», un agglomerato di accampamenti per migliaia di migranti irregolari in fuga verso l’Inghilterra. I reparti CRS – la celere antisommossa – si sono resi responsabili di sequestri di tende, manganellamenti, deportazioni, arresti, pestaggi, lanci di lacrimogeni nel tentativo di disperdere la folla di disperati. Human Rights Watch ha pubblicato la relazione «Come vivere all’inferno» sugli abusi perpetrati, con tanto di divieto di distribuzione di cibo; e la Corte dei diritti umani di Strasburgo ha condannato Parigi per il trattamento «disumano e degradante» subito da Jamil, abbandonato per sei mesi nella baraccopoli quando aveva 12 anni.

Per cui, senza stare a spiegare l’ovvietà, e cioè che, al di là dei buoni e cattivi, ogni autorità sa essere dura quando in gioco ci sono le sue leggi, i suoi confini e i suoi interessi, e senza indugiare sulla miserabile sinistra nostrana che saluta l’Eliseo pluri-condannato come l’ultimo baluardo di accoglienza solo perché mette in difficoltà la Meloni, la morale della favola è una sola: concretamente, «disumano» a chi?


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