• “Dobbiamo dire grazie a Soumahoro”. “No, è come Totò-truffa”

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    Il caso dell’onorevole Aboubakar Soumahoro impazza, ormai, da giorni. Per la rubrica Il bianco e il nero abbiamo raccolto le opinioni dei giornalisti Pietrangelo Buttafuoco e David Parenzo.

    Cosa pensa della vicenda che riguarda il deputato Aboubakar Soumahoro?

    Buttafuoco: “L’onorevole Soumahoro che, secondo i benpensanti come Diego Bianchi poteva e doveva essere il nuovo punto di riferimento delle forze progressiste, è inciampato tra i bagagli targati Louis Vuitton in corridoio. Detto questo, non mi pare il caso di infierire ulteriormente”.

    Parenzo: “È un caso di un arci-italiano, un caso incredibile. La storia vive di simboli, non solo la sinistra. Si prendono delle persone che rappresentano un pezzo di storia e le si porta nelle istituzioni. Lo si faceva in passato con gli operai, mentre oggi lo si fa con gli avvocati e persino con i rappresentanti dei braccianti agricoli. Sinistra Italiana e Verdi avevano bisogno di candidare legittimamente un simbolo, il rappresentante degli ultimi. Quello che è successo dopo è la storia di una persona che anche lui ha una moglie e una suocera e tutto questo mondo che gli ruota attorno è saltato agli onori delle cronache per aver fatto delle azioni (che dovranno essere valutate in sede giudiziarie) contrarie ai valori che Soumahoro voleva rappresentare. Candidarlo, però, era una bella idea e un segnale strepitoso”.

    Soumahoro, da simbolo degli ultimi è diventato già “stella cadente” della sinistra?

    Buttafuoco: “Soumahoro che porta il nome di un santo, Abu Bakr, ossia “il grandemente veritiero”, coi suoi stivali da lavoro in Parlamento, è l’incarnazione della narrazione portata avanti da Propaganda Live che mirava a promuovere il senso di colpa tra le classi del ceto medio”.

    Parenzo: “È chiaro che ne esce ammaccato. Non è né il primo né l’unico caso di questo tipo. Ricordiamoci Fini con la casa di Montecarlo. Fermo restando che non è indagato, è evidente che anche Soumahoro è caduto vittima del cosiddetto ‘familismo amorale’”.

    Cosa pensa del modo in Soumahoro si è difeso sui social e da Corrado Formigli? è stato convincente?

    Buttafuoco: “È stato convincente, altroché, ci convince dell’assoluto comico involontario. Rientra perfettamente nel canone assai caro al pubblico italiano, quello di Totò-truffa. Tutti lor signori, vendendo a tutti noi il loro immacolato candore etico, rinnovano l’immenso Totò: riescono a farci tutti quanti acquirenti della Fontana di Trevi. Forti della nostra ingenuità”.

    Parenzo: “Intanto bisogna dire chapeau perché intanto c’è andato. A differenza di altri potenti del passato, lui si è sottoposto in diretta tivù alla gogna mediatica e non si è sottratto. Nel periodo di massimo attacco, è andato di fronte alle telecamere. È stato bravo a metterci la faccia, non è scappato”.

    La vicenda Soumahoro riporta in auge il tema del business dell’immigrazione. Lei cosa ne pensa?

    Buttafuoco: “La sua è una storia tipicamente italiana. Soumahoro è il campione dei centri sociali, mentre sua moglie, la disoccupata Liliane Murekatete è una sorta di nuova Ferragni che sfoggia sui social borse e abiti firmati nonostante le indagini sui mancati pagamenti ai dipendenti della coop di migranti che riguardano sua madre”.

    Parenzo: “Mai come oggi bisogna affrontare il tema dell’accoglienza. Non è più rinviabile e non deve accadere che, per colpa del caso Soumahoro, si eviti di gestire il fenomeno dell’immigrazione. Si devono stanziare tanti soldi per l’accoglienza così come ha fatto la Germania anche perché, Buzzi e Carminati a parte, gli scandali legati alle cooperative si contano sulle dita di una mano. Sull’accoglienza bisogna investire molto di più, seguendo il ‘modello tedesco’.

    Soumahoro e Saviano sono delle vittime del sistema mediatico?

    Buttafuoco: “Ricordo loro due abbracciati insieme a Marco Damiliano, in una foto che ormai è diventata virale e che li raffigura come i nuovi i Ricchi & Poveri. Tutti protetti idealmente dall’invisibile Urbano Cairo, custode del terzetto tra Corriere e Propaganda Live, qui impegnato in una ben precisa parte: la Brunetta dei Ricchi & Poveri”.

    Parenzo: “Sì, sono persone molto in vista che hanno denunciato il malaffare e sono molto divisive e, quindi, si sono attirate tanto odio come tutti i simboli. Non vorrei che il caso Soumahoro servisse a dimenticare ciò che lui ha fatto di buono, accendendo l’attenzione sul mondo dei braccianti. Anche se lui ha fatto qualcosa che non va, dobbiamo dirgli grazie perché per merito suo noi parliamo del tema dei braccianti e dello sfruttamento del lavoro”.


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