“Dovevamo salvare la patria…”: il flop navigator targato Di Maio 

Nov 16, 2021

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    Se la stretta sul Reddito di cittadinanza provocherà (finalmente) tagli, restrizioni e soprattutto nuovi controlli alla misura grillina nata male e finita peggio, a farne le spese sarà, però, anche la categoria che meno di tutte (probabilmente) ha avuto responsabilità o colpe dirette: i navigator, coloro i quali erano preposti ad aiutare il cittadino a trovare lavoro.

    Quasi tremila navigator senza lavoro

    Come ci siamo occupati sul Giornale.it, ai 2.980 navigator in servizio da 2 anni e 6 mesi non saranno rinnovati i contratti ma lasceranno il posto alle agenzie di lavoro interinale iscritte all’Albo e autorizzate dall’Anpal. Saranno loro a svolgere le necessarie attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro tra aziende e percettori dell’assegno di Stato. E per ogni assunto sarà riconosciuto il 20% dell’incentivo previsto per il datore di lavoro con i nuovi requisiti in vigore a partire dal 1° gennaio 2022.

    “Ci hanno lasciati soli”

    L’amarezza è tanta: non la nasconono Edoardo e Barbara, due tra le migliaia di figure professionali che da fine anno rimarranno senza lavoro. “C’è stato detto un po’ di tutto ma non rientra a verità: 2.500 laureati magistrali con età media 35 anni, 32 al momento della selezione, il 53% di donne ed un profilo che non è facile trovare nella Pubblica amministrazione“, afferma un amareggiato Edoardo intervistato da Repubblica. Gli fa eco Barbara, alla quale il mancato rinnovo proprio non va giù. “Ho studiato e passato il concorso, peccato che ho iniziato a lavorare nel marzo 2020 con il lockdown, è stato tutto molto complicato. Siamo partiti avendo sulle spalle la responsabilità di essere i salvatori della patria senza avere la bacchetta magica né tantomeno gli strumenti, siamo stati lasciati molto, molto da soli“.

    Così aiutavano a cercar lavoro

    È ovvio che, nel mare magnum di delinquenti e ladri dei soldi statali che non avevano bisogno del reddito perché già in possesso di lavoro o perché non aventi diritto, c’è tutto un sommerso di gente che ha perso il lavoro dopo anni e che si è ritrovata improvvisamente a casa senza far nulla.”Siamo stati noi i primi a contattare tanta gente che, meravigliati, erano contenti che lo Stato si interessasse a loro”, afferma Edoardo. Il problema, però, che trattandosi spesso di anziani o persone con uno scarso insegnamento scolastico, anche per i navigator è stato molto complicato riuscire a far compilare online le domande da inoltrare alle aziende: tante persone avevano problemi di formazione, molti erano in possesso soltanto della licenza media e avevano la necessità di una qualifica professionale: ecco perché in molti casi sono stati indirizzati verso i centri di formazione del territorio. “Molte delle nostre offerte di lavoro pubblicate, sono tornare alle aziende con 0 curricula e questo è triste perché poi sembra che i beneficiari del reddito non vogliano lavorare ma in realtà non è cosi“, aggiunge Barbara.

    “C’è delusione ma non finisce qui”

    Nonostante la delusione, i due intervistati e tante altre centinaia di navigator saranno alla manifestazione stabilita dalle sigle sindacali per il 18 novembre dove verrà chiesto al governo di sospendere la cancellazione di questa figura e rinnovare i contratti. C’è delusione, siamo stati formati e selezionati, è un peccato che venga disperso questo patrimonio di conoscenza e competenza – aggiunge Edoardo, sottolineando che alla manifestazione di Roma faranno valere il principio per cui questa misura abbia bisogno di operatori specializzati e “ha bisogno di continuità nell’interesse dei beneficiari e nell’interesse del sistema pubblico dei servizi per il lavoro“. “Noi non abbiamo colpe – aggiunge e conclude Barbara – vorrei essere sfruttata ancora di più. Ho cercato di fare il mio meglio ma non supportata e non potendo rendere il 100% a chi sono pagata per aiutare“.


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