Draghi “aiuta” Salvini ma non cambia idea: “Amplieremo il pass in tempi molto brevi”

Set 10, 2021

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    Tra Mario Draghi e Matteo Salvini vince la realpolitik. Con un compromesso in cui la Lega riesce a strappare qualche vago impegno su alcune questioni marginali legate all’applicazione del green pass, mentre il premier frena sull’estensione del certificato verde. Nonostante le sue intenzioni iniziali, infatti, l’ex numero uno della Bce, è costretto a muoversi step by step. Con una tempistica che possa permettere al Carroccio di tornare sui suoi passi dopo le quattro votazioni alla Camera in cui i deputati leghisti si sono schierati a favore degli emendamenti di Fratelli d’Italia contro l’obbligo e l’ampliamento del passaporto vaccinale. Tutte richieste bocciate ma che, evidentemente, hanno lasciato strascichi in una maggioranza che fatica a convivere con i continui strappi di Salvini, che – peraltro – irritano sempre di più Pd e M5s. Per questo Draghi ha voluto evitare di dover ricorrere alla fiducia per convertire il decreto che ad agosto aveva introdotto il pass. Complice anche il semestre bianco, infatti, un eventuale incidente parlamentare avrebbe potuto aprire una breccia importante nell’esecutivo.

    Di qui i ripetuti contatti telefonici tra il premier e Salvini, con l’ex Bankitalia che più di altre volte è stato disponibile a venire incontro alle richieste del suo interlocutore. Decisamente un altro approccio, per dire, rispetto al caso Durigon, con il premier che fu irremovibile sulle dimissioni del sottosegretario leghista.

    Il compromesso si concretizza a metà giornata, sul doppio binario Palazzo Chigi-Montecitorio. In Consiglio dei ministri, infatti, il clima è sereno al punto che la guerriglia della Lega sul green pass sembra non sia mai esistita. E il governo dà il via libera senza intoppi al nuovo decreto che prevede dal 10 ottobre il passaporto verde per i lavoratori della scuola, delle università e delle Rsa. Alla Camera, intanto, viene convertito in legge il decreto entrato in vigore lo scorso 6 agosto, che ora passerà al Senato per l’ok definitivo. Nonostante il testo non sia cambiato, il Carroccio ha finalmente votato a favore, in cambio della riformulazione in chiave più restrittiva di alcuni ordini del giorno. In verità sfumature, perché il senso politico della giornata resta la mediazione chiusa direttamente sul filo del telefono tra Draghi e Salvini. Questo con buona pace sia dei draghisti (che sostengono che il premier abbia tirato dritto sulla sua linea) che del leader della Lega (che rivendica con soddisfazione le modifiche ottenute).

    Quello di ieri, insomma, è stato un passaggio transitorio. In vista di prossimi e già decisi passi verso il cosiddetto super green pass. Che fra qualche settimana digerirà anche Salvini, visto che soprattutto al Nord – in particolare tra gli imprenditori – c’è stata una decisa levata di scudi verso l’atteggiamento ambiguo dell’ex ministro dell’Interno. Che è dovuto scendere a più miti consigli per evitare che nel suo partito si aprisse una frattura pericolosa. E che forse ha dato un occhio anche ai sondaggi, che continuano a registrare un consolidamento di Giorgia Meloni sopra il 20% con la Lega che rimane dietro. E con numeri preoccupanti su alcuni dei capoluoghi dove si andrà al voto, in particolare Milano dove il timore di un sorpasso di Fdi sul Carroccio inizia ad essere concreto. Uno scenario che avrebbe un impatto psicologico e mediatico fragoroso.

    Non a caso, nonostante la frenata, in Consiglio dei ministri Draghi ci tiene a dire che «a breve ci sarà un’ampia estensione del passaporto vaccinale». Chiede la parola Renato Brunetta, che sottolinea come sia «urgente intervenire sui dipendenti pubblici». Anche in vista della fine dello smart working, aggiunge il titolare della Pubblica amministrazione, «non dobbiamo perdere un minuto». Il premier concorda. «Bisogna solo scrivere la norma con cura, ma la direzione è ormai segnata e andremo avanti», aggiunge Draghi.

    Insomma, «con gradualità» ma la via è decisa. Con l’ex numero uno della Bce che invita i ministri coinvolti a confrontarsi con le parti sociali per arrivare alla più amplia applicazione del pass senza tensioni o malumori eccessivi. A Palazzo Chigi, infatti, sono ottimisti sul fatto che Salvini non si metterà davvero di traverso, ma temono che l’avvicinarsi della tornata amministrativa che il 3 e 4 ottobre coinvolgerà città come Milano, Roma, Torino, Napoli e Genova possa riaccendere la competizione interna al centrodestra tra Lega e Fdi.


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