• Draghi all’Onu: dialogo ma solo con il sì di Kiev. “Più multilateralismo”

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    Atlantismo ed europeismo, i due ancoraggi storici dell’Italia su cui Mario Draghi ha insistito in tutte le occasioni pubbliche, a partire dalle dichiarazioni programmatiche del suo governo. Ma anche cooperazione e multilateralismo, fondati sul ruolo insostituibile della Nazioni Unite. È questo il senso dell’intervento che Mario Draghi tiene a New York quando in Italia è notte fonda in occasione della 57ma edizione dell’Annual Awards Dinner. Uno speech che segue quello dello storico ex segretario alla Difesa americano, il quasi centenario Henry Kissinger. E che sarà certamente la base di partenza per il discorso che – nella notte tra oggi e domani in Italia – l’ex numero uno della Bce terrà davanti all’Assemblea generale della Nazioni Unite, che torna per la prima volta a riunirsi in presenza dopo la pandemia.

    Draghi, insomma, ribadirà con forza la vocazione italiana a favore di un «multilateralismo efficace», fondato sul ruolo insostituibile dell’Onu come «sede di risoluzione dei conflitti» e sul «dialogo inclusivo e aperto». Gli stessi concetti su cui aveva già insistito lo scorso settembre, quando l’Assemblea generale si tenne da remoto. E che oggi va riletto alla luce della crisi ucraina.

    Il sostegno a Kiev non è in discussione, come pure le condizioni per mettere in piedi un negoziato di pace. Ma è chiaro che l’unico tavolo su cui si può sperare di giocare questa partita è quello delle Nazioni Unite, che – non a caso – hanno avuto un ruolo decisivo nella crisi del grano. Ecco perché la tre giorni newyorkese è l’occasione per ribadire che proprio grazie al multilateralismo si può immaginare una strada che porti a un confronto tra Mosca e Kiev. Draghi, dunque, sottolineerà l’importanza del dialogo, nella convinzione che solo la cooperazione può aiutare a risolvere i problemi globali che siamo chiamati ad affrontare. Una cooperazione che per il premier è fondata su democrazia, stato di diritto, rispetto dei diritti umani e solidarietà globale. Ecco perché nella soluzione della crisi ucraina bisogna comunque partire dai presupposti che più volte Draghi ha ribadito nelle sedi internazionali, dal G7 in Baviera al G20 di Roma: il ripristino dell’integrità territoriale dell’Ucraina e il ritiro delle forze militari russe. Una linea che è la stessa del presidente americano Joe Biden, che Draghi potrebbe incrociare domani sera al ricevimento dei capidelegazione in programma all’American museum of Natural history di New York. Non ci sarà, invece, un bilaterale tra i due. Visto che dalla Casa Bianca hanno fatto sapere che l’unico incontro ufficiale che avrà Biden è con la neo prima ministra britannica Liz Truss.

    Quella di Draghi, però, è una trasferta che avrà anche un riflesso in chiave interna. Probabilmente mon è il suo ultimo viaggio di Stato da premier, ma rischia di essere uno dei più importanti e sicuramente sarà il più lungo. Quasi quattro giorni e tre notti, tra incontri ufficiali e privati. Tutte occasioni nelle quali i suoi interlocutori internazionali – non solo istituzionali e politici, ma anche della comunità finanziaria – chiederanno informazioni sulle imminenti elezioni italiane e sul prossimo governo. Il caso, d’altra parte, vuole che l’appuntamento newyorkese al Palazzo di Vetro cada a poche ore dall’apertura delle urne. E Draghi ribadirà quanto già ha lasciato trapelare in pubblico, tra l’intervento al Meeting di Rimini e la conferenza stampa di qualche giorno fa.


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