• Draghi chiede spiegazioni agli americani Blinken: “Lavoreremo con il prossimo governo”

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    Washington. La tempistica insolita ha creato più di un sospetto. Ora, c’è la conferma. Al di là di quanto riferito nel tweet di mercoledì sera (ora di Washington) di Antony Blinken e poi nella nota ufficiale diffusa dal dipartimento di Stato, il capo della diplomazia Usa e Mario Draghi, nella loro telefonata, hanno sicuramente parlato del dossier-bomba sparato dagli americani alla vigilia delle elezioni italiane. Sì, certo, il segretario di Stato ha voluto ringraziare il premier «per la sua leadership esemplare durante uno dei periodi più impegnativi della storia recente e il forte sostegno dell’Italia all’Ucraina». Non solo, Blinken ha voluto ricordare l’importanza di mantenere «solidarietà» e «resilienza» di fronte ai tentativi di Mosca di usare l’energia «e altri mezzi» per dividere il fronte dell’alleanza antirussa. Così sembra uno scambio di gentilezze diplomatiche tra alleati. In realtà, spiega al Giornale una fonte altamente qualificata a conoscenza del colloquio, «Draghi è voluto andare direttamente alla fonte» del dossier. Vale a dire, il dipartimento di Stato, nella figura del suo capo. Per questo, il colloquio non è avvenuto, come sarebbe naturale, tra responsabili di governo. Nel caso americano, il presidente Joe Biden.

    È Blinken che ha dato il via libera alla diffusione del dossier nel quale non si fanno nomi specifici dei beneficiari dei 300 milioni di dollari elargiti dai russi dal 2014.

    Non è chiaro chi abbia chiamato prima chi. Il dettaglio ha un’importanza relativa. Ciò che emerge, al di là dell’ufficialità, è che Draghi ha chiesto in prima persona spiegazioni su quanto stava accadendo. Soprattutto, riferiscono le fonti, ha fatto presente la «sorpresa», per usare un eufemismo, con la quale la notizia del dossier è stata accolta in Italia, a pochi giorni dal voto. Da parte americana, riferiscono ancora le fonti, s’è cercato di spiegare il senso di quello che è apparso ai più come un avvertimento mirato a eventuali quinte colonne filorusse in Italia. Blinken avrebbe quindi ripetuto a Draghi che l’allarme lanciato dagli Usa ha un «carattere generale» e fa riferimento a notizie e informazioni in parte già note e diffuse attraverso altri canali. Una versione confermata al Giornale anche dal dipartimento di Stato: «Non intendiamo discutere di specifiche informazioni di intelligence», ma «siamo stati chiari riguardo alla nostra preoccupazione per le attività russe per influenzare i processi democratici in vari Paesi del mondo, compreso il nostro». E ancora: «La nostra preoccupazione non riguarda un Paese specifico, ma è di natura globale».

    E tuttavia, è proprio il passaggio finale del comunicato con il quale il dipartimento di Stato ha dato conto dell’irrituale telefonata tra Blinken e Draghi, che dà la possibile chiave di lettura di tutta questa vicenda: «Il segretario ha enfatizzato il nostro impegno a lavorare con il prossimo governo italiano sull’ampio spettro dei nostri interessi condivisi». Ulteriori chiarimenti tra Italia e Usa potrebbero esserci la prossima settimana a New York, nel bilaterale che il premier Draghi forse avrà con il presidente Biden, a margine dei lavori dell’Assemblea generale dell’Onu.


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