Draghi tira dritto: vuole un Cdm giovedì per allargare il pass a tutti gli statali. Il nodo della platea

Set 11, 2021

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    Mario Draghi è deciso a tirare dritto, sempre più convinto che il Paese stia rispondendo bene alla campagna vaccinale e che la grande maggioranza degli italiani non voglia far altro che tornare al più presto alla normalità. Considerazioni avvalorate dal fatto che si è ormai superata la soglia psicologica dell’80% di cittadini con la prima dose, che hanno già fatto o è presumibile faranno a breve anche la seconda. E confermate anche dai flop delle manifestazioni No Vax, un mondo molto rumoroso ma fortemente minoritario. Perché, non è un mistero, la stragrande maggioranza di chi non si è ancora vaccinato lo ha fatto non per convinzione ideologica ma per paura, i più perché già portatori di patologie pregresse. E in questa direzione va anche il successo per certi versi inatteso del Salone del Mobile, che dopo le inevitabili preoccupazioni della viglia si è chiuso con Milano che è tornata a vivere. E con un risultato di pubblico che anche per il premier è stato oltre ogni più rosea aspettativa.

    Si intravede, dunque, la fine del tunnel. E Draghi non vuole perdere tempo, convinto che la politica possa fare molto per velocizzare questo percorso. Il primo e decisivo passo, ora, è estendere il green pass alla pubblica amministrazione. Una scelta politicamente già presa, ma che ha la complessità giuridica di essere tradotta in un testo legislativo. Il nodo principale, per dire, è quello della platea. Individuare cioè il perimetro all’interno del quale muoversi, visto che per dipendente pubblico si intendono un varietà di categorie. Sono comprese, per dire, le partecipate dello Stato? E come regolarsi con gli organi costituzionali – come per esempio Camera e Senato – dove vige l’autodichia (l’autonomia di decidere in deroga)? Tutte questioni che rendono la stesura effettiva del provvedimento piuttosto complicata. Come sempre in questi casi, Draghi ha dato mandato al sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli di occuparsi della cosa, con l’auspicio di chiudere la partita entro giovedì, giorno in cui vorrebbe portare il relativo decreto in Consiglio dei ministri. Un obiettivo ambizioso, anche in considerazione del fatto che a Palazzo Chigi sono in dirittura d’arrivo anche con il ddl concorrenza e la legge delega sul fisco. Si lavorerà quindi nel week end e tra lunedì e martedì si tireranno le somme per capire se, come spera il premier, sarà possibile già giovedì tagliare il traguardo dell’estensione del certificato verde ai dipendenti pubblici. Perché, spiega il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, «green pass vuol dire libertà e ripresa dell’economia». Per questo «devono averlo tutti i lavoratori, pubblici e privati». E a questi ultimi si arriverà probabilmente nel giro di qualche settimana, anche se su questo fronte la strada sembra tracciata. Tanto che alcune aziende hanno iniziato a portarsi avanti con il lavoro. È di ieri, per esempio, la notizia che la Siemens sarà la prima a introdurre il certificato verde obbligatorio per accedere ai propri stabilimenti.

    Intanto, appena allargato agli statali, dovrebbe arrivare a stretto giro il provvedimento che riduce gradualmente lo smart working nel pubblico. In verità, il governo si limiterà a ripristinare la normativa ordinaria che prevede la modalità in presenza come quella abituale negli uffici della Pa (la deroga vale fino al 31 dicembre). Le nuove quote di lavoro da remoto dovranno essere dunque stabilite attraverso i cosiddetti Pola (piani organizzativi lavoro agile), al netto della regola generale che prevede una soglia minima del 15%.

    Sul tavolo di Palazzo Chigi, anche il tema indennizzi. L’ipotesi è di accantonare una somma per risarcire coloro che hanno avuto reazioni avverse al vaccino anti Covid. Giuridicamente non c’è alcuna norma che vincoli il governo in questo senso, ma gli indennizzi sono già previsti per i vaccini attualmente obbligatori.


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