Dramma nella foresta, bimbo di un anno muore al confine

Nov 19, 2021

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    Un bimbo di appena un anno morto tra il freddo e gli stenti nella foresta al confine tra Bielorussia e Polonia, dopo un mese e mezzo trascorso con i genitori siriani in condizioni estreme nella speranza di arrivare in Europa.
        Mentre si moltiplicano gli sforzi politici e diplomatici per superare la crisi sulla rotta dell’est, con lo sgombero dell’accampamento alla frontiera e un primo volo di rimpatrio in Iraq, la tragica fine del piccolo migrante riporta in primo piano la tragedia umanitaria. “E’ straziante vedere un bambino morire di freddo alle porte d’Europa. Lo sfruttamento dei migranti e dei richiedenti asilo deve cessare, la disumanità deve cessare”, ha twittato il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli.
        Il dramma del bimbo siriano è emerso nel corso della notte, quando gli operatori del Centro polacco per l’aiuto internazionale hanno compiuto un intervento con temperature gelide a seguito di una segnalazione d’emergenza. Nella foresta i soccorritori hanno riferito di aver trovato una coppia di siriani feriti – l’uomo con una lesione al braccio, la donna con un taglio da coltello alla gamba – e il loro figlioletto ormai senza vita. Sul posto, aggiunge l’ong, è stato curato anche un giovane in condizioni di disidratazione e denutrizione. Finora, le vittime segnalate al confine da medici e attivisti erano state almeno 11.
        Ma proprio in queste ore da Minsk arrivano segnali di apertura verso la richiesta Ue di una de-escalation. Le autorità bielorusse hanno riferito di aver sgomberato l’accampamento nella zona frontaliera tra il villaggio bielorusso di Bruzgi e quello polacco di Kuznica, dove da giorni circa duemila persone erano accampate in tende improvvisate. I migranti, hanno confermato le guardie di frontiera polacche, sono stati trasferiti in una struttura ad alcune centinaia di metri di distanza. Una prima svolta giunta dopo il pressing della cancelliera tedesca Angela Merkel, che per due volte questa settimana ha sentito il presidente Alexander Lukashenko, tra le critiche di Varsavia per i timori di una legittimazione del regime di Minsk. Dopo l’intervento di Berlino è arrivato oggi anche il rimpatrio in Iraq di un primo gruppo di 431 migranti con un volo della Iraqi Airways che ha fatto scalo prima a Erbil, nel Kurdistan da cui proveniva la maggior parte di loro, e poi a Baghdad: un ritorno che per le autorità curdo-irachene sarebbe avvenuto su base volontaria.
        Prima dello sgombero, al confine era stata un’altra notte di tensione. Il ministero della Difesa di Varsavia ha riferito il fermo di altri 200 migranti, accusati di essere entrati illegalmente nel Paese sfruttando il diversivo creato da un lancio di pietre contro le guardie di frontiera polacche.
        Secondo la Bielorussia, i migranti presenti sul suo territorio sono in tutto circa 7mila. Il regime sostiene ora di voler negoziare “corridoi umanitari verso la Germania” per duemila di loro, rimpatriando gli altri in Medio Oriente, dopo aver annunciato ieri l’apertura di negoziati diretti con l’Ue.
        Ma Bruxelles promette di mantenere la linea dura, confermando solo colloqui tecnici, e assicura di voler al più presto l’entrata in vigore del nuovo pacchetto di sanzioni concordato lunedì al Consiglio Affari Esteri. 
       


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