Driver e Cotillard, amore e rock-opera-noir

Nov 15, 2021

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    Tutto si può dire di ANNETTE tranne che non sia da una parte una vera e propria opera-rock alla Pete Townshend e, dall’altra, un melò gotico surreale in cui quasi ogni scena è piena di note e canto. E la musica è poi quella giusta, un rock-pop che ti prende. Per quanto riguarda invece lo sviluppo narrativo siamo in pieno in un film di Leos Carax (Holy Motors), a volte più attento a sorprendere, ad evocare che a raccontare. Il film, già in concorso alla 74/ma edizione del Festival di Cannes e in sala dal 18 novembre con I Wonder Pictures, ha come protagonisti Henry (Adam Driver), uno stand-up comedian dotato di un senso dell’umorismo anche troppo amaro e provocatorio (si fa chiamare ‘la scimmia di Dio), e Ann (Marion Cotillard, Oscar per La vie en rose), cantante classica dall’animo puro.
    In questo musical estremo, con venature dark e fantasy da ‘Fantasma dell’opera’ specie nella seconda parte, che i due si amino tra molta passione e qualche rottura è inevitabile. Ma quello che peserà anche di più in questa coppia è lo star system che inevitabilmente condivide, quel pubblico a cui Henry in accappatoio verde si rivolge ogni sera provocatoriamente. Un pubblico naturalmente volubile, superficiale, selfie dipendente, social addicted, pronto a passare dall’essere un fan a un hater in meno di un attimo. Così Henry ed Ann, che vivono a Los Angeles, inizialmente sono una coppia davvero perfetta, piena di passione (tante le scene di sesso tra cui un cunnilingus con Ann incinta), ma quando il successo di lui cade un po’ in ombra e quello di lei vola troppo in alto qualcosa tra loro si rompe.
    Tutto precipita, ancora di più con la nascita della loro figlia Annette, una bimba-Pinocchio piena di mistero e con un dono unico ed eccezionale: sa cantare come un angelo e il pubblico la adora.
    Leos Carax, famoso per i suoi film ‘estremi’ (Rosso Sangue, Gli amanti del Pont-Neuf), con Annette torna a dirigere il primo film in lingua inglese, e lo fa sempre nel suo stile da cattivo ragazzo di ormai sessant’anni. Si sa del suo percorso scolastico caotico e che guadagnava qualche soldo rubando dischi al centro commerciale della Défence per poi rivenderli ai compagni di liceo. E sembra che anche questo lo abbia avvicinato alla musica e ad amare David Bowie e Iggy Pop. “Ho scoperto gli Sparks quando avevo circa quattordici anni – ha detto proprio di questo suo periodo Leos Carax in un’intervista -: ho rubato una copia del loro album ‘Propaganda’ da un negozio clandestino alla Défense perché mi piaceva la copertina. Non molto tempo dopo, li vidi dal vivo all’Olympia di Parigi. ‘Propaganda’ e il loro successivo album, ‘Indiscreet’, hanno fatto parte della mia vita da allora. Le loro tracce sono tra le canzoni più gioiose che conosca (sebbene siano anche spesso in alcuni punti toccanti).
    Per me la musica degli Sparks è come una casa d’infanzia, ma priva di fantasmi. Senza di loro non credo avrei mai fatto nulla di quello che avevo sognato. E questo sin da quando ho iniziato a lavorare nel cinema con la volontà, appunto, di fare un ‘film in musica’”.


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