Dualismo Meloni-Salvini. Giorgia critica il Pass. Matteo non chiude al voto

Nov 14, 2021

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    Non bastano le aperture di credito nei confronti del premier Draghi. Giorgia Meloni continua, tra le righe, a strizzare l’occhio a tutti coloro che non sopportano l’imposizione del green pass. Intervenendo a Milano a una manifestazione organizzata da Fratelli d’Italia, la Meloni torna a evidenziare alcune lacune nel sistema di prevenzione e protezione che lo Stato ha messo in piedi per contenere la diffusione del Covid («Permettetemi un dubbio sull’utilità del green pass se ancora si parla di possibile zone gialle»).

    Intanto la leader di Fdi nota il doppiopesismo riguardo le manifestazioni di protesta contro le misure ideate dal governo. «Quando scende in piazza chi manifesta contro il governo si dice che sono dei pericolosi untori – commenta la Meloni- Se scendono in piazza e si ammassano per contestare la mancata approvazione del ddl Zan sono dei responsabili democratici». E poi censura l’uso degli idranti per i manifestanti no green pass di Trieste e al contempo «la completa inattività nello sgombero di rave party illegali». «Siamo assolutamente favorevoli – conclude – che lo Stato dia delle regole per garantire sicurezza, però deve valere per tutti». E annuncia che la richiesta di dimissioni della Lamorgese ha già in calce 150mila firme.

    Un modo insomma per strizzare l’occhio a quella corposa – anche se minoritaria – fetta dell’elettorato che per le sue posizioni no vax e no green pass in questo momento viene messa all’indice dalla larga parte dei partiti che compongono la maggioranza. E in chiave elettorale queste posizioni, secondo le strategie sviluppate a via della Scrofa, potrebbero pagare.

    Anche Salvini guarda dissimulata attenzione al futuro prossimo. Quello che inizia subito dopo la proclamazione del tredicesimo presidente della Repubblica. A 1500 chilometri di distanza dalla manifestazione di Fratelli d’Italia a Milano, il leader della Lega preconizza l’arrivo di un governo di centrodestra «a guida Lega». Parlando a Palermo, Salvini mostra insofferenza per la «gabbia» del governo di unità nazionale. «Ci stiamo perché è una fase di costruzione – spiega il leader leghista -, ma dall’anno prossimo nel nostro destino e nel destino del nostro Paese c’è un governo di centrodestra a guida Lega».

    Insomma l’ipotesi voto anticipato non è del tutto esclusa. Né dalla Meloni, con un partito in buona tenuta nei sondaggi, né da Salvini che per il motivo opposto vuole consolidare un bottino che altrimenti potrebbe essere ancora più eroso. Ed è sempre in chiave elettorale che può essere letta la volontà del capo del Carroccio di battere sul tasto delle pensioni. Dire sì la taglio della burocrazia e delle tasse, ormai non basta per distinguersi. D’altronde è da tempo che la Lega vuole mettere il cappello sul superamento «indolore» di quota cento e farne così un tema da campagna elettorale. Ed ecco l’ultima idea che lo stesso Salvini proporrà a Draghi nel corso del prossimo incontro (già in agenda): consentire di andare in pensione a 63 anni con 41 anni di contributi.

    L’ipotesi del voto anticipato, quindi, resta aperta. E la Meloni avverte il suo alleato: «Salvini premier? Potenzialmente siamo tutti candidati, ma il premier lo sceglieranno gli elettori».


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