• Duello in diretta, Meloni batte Letta in contropiede

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    Alla fine, la più convincente è sembrata lei. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, la “vincitrice designata”, ha saputo giocare “all’italiana” nel confronto con Enrico Letta, trasmesso dal sito del Corriere e moderato dal direttore Luciano Fontana.

    Difesa e contropiede, senza alcun colpo basso da ammonizione. Così la Meloni ha “smontato” una dopo l’altra le fake-news che Enrico Letta ha inanellato nel corso dei suoi interventi. Il segretario del Pd è caduto fin dall’inizio, proprio sul tema che sperava di usare per “stanare” il suo avversario: la politica estera. La Meloni, infatti, dopo aver ribadito che con lei gli aiuti all’Ucraina non mancheranno, spiazza Letta evidenziando che nel programma della lista Alleanza Verdi-Sinistra Italiana c’è la richiesta scritta di non inviare altre armi a Kiev.“Nel programma del centrodestra ci sono parole chiare e quelle contano. Letta ci dica perché non ha posto il tema ai suoi alleati circa lo stop dell’invio delle armi. Nel nostro programma non c’è nulla contro le sanzioni“, attacca la Meloni riferendosi alla proposta formulata dai principali alleati del Pd. È bene ricordare, infatti, che, pur di stringere il patto con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, Letta ha distrutto quello con Carlo Calenda. Oggi, però, Letta, messo all’angolo dall’evidenza dei fatti non ha potuto far altro che rinnegare questa scelta, affermando che l’intesa stretta con Verdi e Sinistra Italiana è solo un accordo elettorale e non un patto di governo. Una precisazione che è l’ammissione del fallimento della strategia di alleanze portata avanti da Letta in questi mesi. Il centrodestra, nel bene o nel male, ha un suo programma comune che il centrosinistra non ha. Per uscire dal pantano, Letta cita più volte il premier ungherese Viktor Orban, ma quello di far passare la Meloni come un’antieuropra è un tentativo vano. La prova arriva quando si passa a parlare di Pnrr e, anche in questo caso, la Meloni è brava a smontare la ricostruzione di Letta.

    “Mi spiace che non si riesca a evitare le fake news anche in presenza. Sono un pò preoccupata che la sinistra costruisca i suoi racconti e poi li difende”, esordisce la leader di FdI che ricorda come il decreto sul Pnrr sia arrivato alla Camera un’ora prima del voto. Una seconda stoccata arriva quando si passa a parlare debito pubblico e della brillante (si fa per dire) idea, presente sulla carta di Taranto, di assumere 900mila dipendenti pubblici al Sud. In pratica l’apoteosi dell’assistenzialismo. Anche sul tema dell’immigrazione, Letta perde ancora una volta l’occasione di far sapere agli elettori come intende risolvere davvero il problema e riesce solo a esultare perché la Meloni non ha usato le parole “blocco navale”. U po’ poco per il segretario del principale partito di centrosinistra che, oltre ad affdarsi all’Ue, sembra non avere un vero e proprio piano anti-scafisti come la Meloni. Anche sulla giustizia, la Meloni dà l’impressione di essere l’unico tra i due contendenti ad avere la consapevolezza che si deve operare con decisione sul tema, mentre Letta risponde quasi come se, in Italia, non fosse un’emergenza democratica legata al correntismo del Csm e al fenomeno delle toghe rosse’.

    Il leader del Pd non risulta credibile neppure quando dichiara che sta facendo“una campagna elettorale sulle cose” e quando ribadisce che gli italiani saranno chiamati a fare una scelta netta e binaria. I numeri degli ultimi sondaggi prima dello stop, invece, dimostrano l’esatto contrario. Letta conferma il suo impegno a relegare il Pd al ruolo di partito d’opposizione. Una dichiarazione che rilascia con grande tranquillità, forse nella consapevolezza che, dopo il voto, probabilmente, non sarà pi lui il segretario e, quindi, può fare promesse a cui neanche lui crede con tanta convinzione. La Meloni, invece, pur nella moderazione dei suoi interventi, non rinuncia a definirsi conservatrice e “batte” Letta anche sui diritti civili. Bolla come “fake news” l’accusa di voler modificare la legge sull’aborto e difende l’idea che i bambini possano essere adottati solo da coppie eterosessuali. “Per crescere un figlio serve l’amore”, ribatte Letta. “L’amore non c’entra niente”, controreplica la Meloni che aggiunge: “lo Stato non norma l’amore. Io sono cresciuta in una famiglia monogenitoriale e non è che mia madre non mi amasse”. E poi l’affondo finale: “Abbiamo tante coppie che vogliono adottare, ed è giusto dare al bambino la migliore delle possibilità che gli possono venire offerte. Lo Stato non è poverofobo”. Una risposta che ammutolisce Letta e che decreta la “vittoria” del match alla Meloni.


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