E arriva anche la predica dei vescovi: “Non si può fare politica con le aggressioni”

Ott 1, 2021

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    Le conseguenze di «attacchi personali e aggressioni» che non sono frutto di ragionamento sul merito delle questioni portano alla «disaffezione alla politica» e, di conseguenza, alle urne. Monito del vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, monsignor Erio Castellucci, che – alla vigilia delle amministrative di domenica e lunedì – commenta il terremoto che ha colpito la Lega con l’affaire Morisi. Pur senza citarlo direttamente, il vicepresidente dei vescovi italiani riflette sulle ripercussioni che una politica urlata e fatta di aggressioni ha sugli elettori e sul Paese. «Non entro nella situazione politica – premette a margine della conferenza stampa di fine Consiglio episcopale permanente – ma non si può fare politica aggredendo, occorre ragionare ponendo sul tavolo questioni vere senza attacchi personali, ma con dati, documentazioni e ragionamenti sul merito delle questioni. Questo credo sia valido sempre, ma negli ultimi decenni in Italia si è un po’ perso».

    Il ragionamento si spinge fino a parlare di «disaffezione soprattutto dei giovani alla politica» che, secondo monsignor Castellucci, «forse è dovuto anche alla mancanza di prospettive progettuali che vadano oltre al consenso elettorale. A volte per consenso elettorale si operano anche degli attacchi strumentali, che hanno poco a che fare con la progettazione del bene comune», aggiunge l’arcivescovo di Carpi. Per il presule, dunque, occorre «recuperare il confronto, anche duro, anche a livello politico, sempre rispettoso delle idee altrui in modo costruttivo». Diversamente, si paga con la disaffezione alla politica e alle urne. «Il fatto della disaffezione è dovuto a non riuscire a vedere anche in questi dibattiti politici prospettive progettuali oltre il consenso elettorale. A volte per consenso si operano attacchi strumentali».

    Un clima che può avere ripercussioni ulteriori alle urne, a due giorni dalle amministrative. «Io mi auguro – chiosa monsignor Castellucci – che ci sia una reazione positiva, un dire Ci dobbiamo rimboccare le maniche, riprendere la voce degli elettori, soprattutto il voto e provare a costruire».

    A preoccupare il vicepresidente dei vescovi italiani è anche il tema del referendum sull’eutanasia, sul quale ha ribadito il secco no della chiesa.

    «Fermare la deriva nichilista», è il monito di Castellucci, secondo cui «aiutare a morire non è una conquista di civiltà né di libertà, ma una pericolosa affermazione della deriva efficientista e nichilista che serpeggia nella società».

    «L’inquietudine per la prospettiva di un referendum – sottolineano i vescovi italiani – impegna maggiormente a rivolgere l’attenzione verso coloro che manifestano consapevolmente degli interrogativi sul senso del vivere e del morire, soprattutto in questo tempo di smarrimento: la Chiesa intende farsene carico affinché le loro domande trovino persone e comunità capaci di ascoltarne le cause profonde, spesso rintracciabili in una malattia senza apparente via di uscita».

    Infine, i vescovi italiani assicurano porte aperte alle comunità Lgbt nel cammino sinodale che inizierà a ottobre. «Non si chiudono le porte a nessuno. è auspicabile – afferma Castellucci – che in tutti i gruppi ci sia anche chi si sente fuori» dalla Chiesa.


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