È emergenza morti sul lavoro. Draghi: controlli e pene severe

Set 30, 2021

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    Impossibile fare ancora finta di nulla. La «strage delle morti bianche» si è trasformata – e non da ieri – in un’emergenza nazionale: 690 vittime dall’inizio dell’anno (dieci nelle ultime 48 ore). Cifre dinanzi alle quali rimanere inerti sarebbe da irresponsabili. E così perfino i tempi tradizionalmente lenti del Palazzo hanno dovuto imporsi un’accelerazione; con la politica che, finalmente, ha aperto gli occhi su un problema di enorme gravità. A farsi portavoce della «svolta» è ora il premier, Mario Draghi, anticipando quello che sarà un decreto ad hoc: «Servono provvedimenti immediati per i morti sul lavoro che funestano la scena e l’ambiente psicologico ed economico del Paese». Il presidente del Consiglio, esprimendo il cordoglio del governo verso le vittime e i loro cari, ha annunciato «norme più severe», impegnandosi ad «affrontare i nodi irrisolti». Ma, in concreto, di cosa si tratta? Nei giorni scorsi Draghi ha incontrato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Risultato: sostanziale intesa sulle misure da adottare. Le proposte avanzate da Landini (compresa quella sulla «sospensione delle aziende non in regola») sono state recepite da Draghi: ragion per cui il varo di un decreto potrebbe essere questione di giorni. L’intelaiatura del provvedimento è infatti già pronta e si sviluppa su 4 punti dell’asse Landini-Draghi: una «patente a punti» sulla sicurezza; un «registro nazionale» degli infortuni; controlli più serrati da parte degli ispettori del lavoro; licenza «congelata» alle imprese inadempienti.

    «Serve un piano strutturale, ma con i sindacati c’è già un’intesa di massima», ha ribadito Draghi riferendosi al vertice sulla sicurezza di due giorni fa a Palazzo Chigi. Parole che lasciano ben sperare per il futuro. Ma bisogna fare presto, perché le morti continuano con un ritmo impressionante. Ieri tre operai hanno perso la vita nel Lazio, in Puglia, Veneto e Trentino Alto Adige; appena 24 ore prima la stessa sorte era toccata ad altre tre persone in Lombardia, Piemonte, Toscana e Sicilia. Per rendersi conto della drammaticità dell’allarme, basta scorrere il calendario: uno stillicidio quotidiano di lutti sui cantieri in ogni zona d’Italia.

    Altro nervo scoperto: i risarcimenti in caso di infortuni o morte del lavoratore: «I risarcimenti dovrebbero essere rapidi e congrui – dice al Giornale l’avvocato Domenico Musicco -. Invece assistiamo a processi sfibranti, costosi e che durano anni. Il legislatore deve trovare una seria soluzione». «Ma per bloccare la piaga delle morti bianche – sostiene Landini – è necessario combattere la precarietà nel lavoro»; «perché – spiega ancora il sindacalista -, se si va vedere l’origine di questi incidenti, si scopre che spesso siamo di fronte a situazioni di aziende in appalto, a persone appena assunte». E poi: «Una sicurezza sui luoghi di lavoro passa da contratti stabili. Proviamo a pensare alla logica del massimo ribasso, degli appalti, dei sub-appalti, delle finte cooperative: se la competizione del mercato diventa concorrenza sleale, lavoro e persone tornano ad essere una merce che può essere comprata e venduta come qualsiasi altro mezzo di produzione». Anche in questo settore, un freno viene dalla burocrazia e da un gap tecnologico: «Le varie banche dati dei diversi enti non sono in grado di dialogare tra di loro e controllare le imprese. Se si vuole arrivare alla patente a punti c’è da agire anche sul piano digitale. Idem per formazione e coordinamento delle funzioni ispettive. Insomma, serve un salto di tipo culturale». Che, purtroppo, è ancora lontano.


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