E Fiorello si offre come “tato” della piccola Ginevra

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Di certo non si fa intimidire. Nonostante sia la prima donna a guidare un governo, Giorgia Meloni sfida senza timore convenzioni ma soprattutto ipocrisie e malizie dei media. Nella sua trasferta indonesiana la premier non ha voluto rinunciare a fare la mamma, portando con sé la figlia Ginevra di sei anni. Che i leoni da tastiera e i femministi da salotto abbiano storto la bocca sull’iniziativa è ormai cosa nota. È di ieri invece la notizia che a difesa della premier si è levata la voce del più popolare showman nostrano. Fiorello ha spiazzato tutti proponendosi come «(depu)-tato» per la figlia della premier. E pure a una tariffa di amicizia («3 euro l’ora»). Ed ha anche spiegato che si tratta di un debito di riconoscenza. Da ragazza (appena maggiorenne) l’attuale premier aveva fatto alcuni lavoretti prima di dedicarsi a tempo pieno alla politica. Uno di questi era la babysitter. E tra i suoi clienti appunto Rosario Fiorello. Anzi sua figlia Olivia, che all’epoca aveva quattro anni.

Di fronte agli attacchi scomposti e in molti casi pretestuosi di avversari politici, giornalisti e scrittori, Fiorello ha fornito un elegante controcanto. Durante la lettura dei giornali, in diretta Instagram ad Aspettando Viva Rai2 lo showman è tornato sulla polemica spezzando una lancia a favore della Meloni. «Al di là di come la si pensi politicamente, destra o sinistra, non si può polemizzare, quando da anni si sta parlando delle mamme. È giusto che la mamma faccia solo la mamma? Deve per forza stare a casa con le bambine? O può anche la mamma anche lavorare ed essere madre?… È quello che ha fatto Giorgia Meloni, fa la madre e dice: io mia figlia la porto con me». Per poi chiudere con l’appello «Donna Giorgia io sono Rosario, tu ti ricordi di me – tutti lo sanno è uscito su tutti i giornali, che Giorgia ha fatto da tata a mia figlia Olivia – Giorgia è stata bravissima come tata, le piaceva leggerle i libri. Voglio renderle il favore: Giorgia se ti dovesse capitare un altro G20, per ripagare tutto quello che tu hai fatto per me e per mia figlia, vengo, prendo 3 euro l’ora, non tantissimo. Sarò il tuo deput-tato. Evviva le mamme!»

Fiorello insomma ha trattato la questione con simpatia, buon senso, allegria ed empatia. Al contrario di quanto fatto da Furio Colombo che in tv ha contrapposto la figlia della premier (privilegiata perché viaggia in prima classe in aereo) con i bambini dei migranti costretti a rischiare (e spesso a perdere) la vita sui gommoni. Un paragone censurato pure dalla conduttrice dell’Aria che tira, Myrta Merlino. E sulla Stampa, la nipote di Moshe Dayan, Assia Neuann Dayan, calibra con più perizia l’attacco ricordando che «le operaie non si portano le figlie in fabbrica». Certo, siamo lontani dai tempi in cui il bodyshaming era consentito solo se il bersaglio stava a destra (Asia Argento arrivò al punto di definire la Meloni «fascista lardosa»), ma l’idea di demonizzare chi a destra rivendica una propria autonomia di azione e di pensiero resta condivisa da molti.


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