“È il garante dell’Euro”: così Merkel incorona Draghi

Ott 7, 2021

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    Il duo che ha segnato l’ultimo decennio di storia europea si riunisce per l’ultima volta: Angela Merkel ha visitato oggi a Roma Mario Draghi in quella che è ben più di una visita di congedo. Un addio, quello della Cancelliera, che assume i contorni di un passaggio di testimone in favore dell’ex presidente della Bce. La conferenza stampa al termine del bilaterale italo-tedesco lo conferma.

    In primo luogo, da padrone di casa Draghi ha salutato la Cancelleira prossima alla fine del suo quarto mandato e di sedici anni di potere: “Merkel è stata una campionessa del multilateralismo quando altri Paesi si schieravano per il protezionismo e l’isolazionismo. Ha avuto il coraggio di difendere i valori delle democrazie aperte durante le crisi in Siria e in Ucraina“. Così il premier si è espresso parlando della Cancelliera Angela Merkel. “Dal 2005 a oggi, l’Europa ha affrontato la grande recessione, la crisi dell’euro, la pandemia di Covid-19. La Cancelliera ha saputo guidare la Germania e l’Unione Europea con calma, determinazione e sincero europeismo”, sottolinea Draghi celebrando la Cancelliera aggiungendo di esserle “personalmente grato per gli scambi che abbiamo avuto in quegli anni difficili” in cui l’attuale premier guidava la Banca centrale europea. Erano gli anni dell’austerità, del rigore germanocentrico, della crisi dell’Eurozona ma, sottolinea Draghi, la Merkel “ha sempre difeso l’indipendenza della Bce“. Dal canto suo la Cancelliera uscente ha riconosciuto che l’ex Bce “ha dato un importante contributo alla salvaguardia e alla protezione dell’euro“. E che la moneta unica “simboleggia l’unità e bisogna fare di tutto per svilupparlo e rafforzarlo ulteriormente“.

    Mario Draghi ricambia nel congedo di Angela Merkel il favore e la cortesia che la Cancelliera e i suoi ministri, col “falco” Wolfgang Schauble in testa, gli avevano fatto incoronandolo come “salvatore dell’Europa” al momento del suo addio alla Banca centrale europea nel 2019. Così come Draghi a Francoforte due anni fa, oggi è la Merkel a Roma a prendersi la scena della passerella d’onore, ma il punto politico da sottolineare è che il bilaterale ha in tutto e per tutto la valenza del passaggio di consegne.

    I due leader hanno tenuto a sottolineare l’importanza delle sfide in comune tra Roma e Berlino e, da personalità pragmatiche, hanno parlato anche dei temi concreti che Draghi e Merkel non cessano di monitorare e che l’ex banchiere romano dovrà continuare a discutere con il successore della Cancelliera: si è discusso di alleanze energetiche, dell’Unione Europea e del proposito di rafforzare la moneta unica e la sua posizione in campo tecnologico (per la Merkel l’Ue “deve reagire” al fatto di non essere più leader nell’innovazione), dell’Afghanistan (coi leader concordi nel voler evitare un “disastro umanitario”), della lotta alla pandemia.

    Concretezza e realismo, anche nel quadro dei saluti di commiato, non sono dunque mancati nell’ultimo bilaterale tra le figure simbolo dell’Europa contemporanea. A testimonianza che il ruolo del rapporto Draghi-Merkel come motore della politica europea non si esaurirà con l’uscita dalla Cancelleria federale della sua inquilina degli ultimi sedici anni. E di un passaggio di testimone dalla Merkel a Draghi come punto di riferimento del potere in Europa che, dopo questo incontro, appare sempre più prossimo a concretizzarsi.

    Quella tra Draghi e Merkel è la relazione strategica che ha indirizzato l’Europa negli anni della crisi, il filo rosso che ha ammortizzato il rigore e negli ultimi mesi consolidato il via libera di Berlino a Next Generation Eu. E ora che in Germania a Angela Merkel pare prossimo a subentrare il socialdemocratico Olaf Scholz, l’erede politico capace di imitare la capacità di mediazione, sincretismo e visione strategica della Cancelliera alla testa dell’Europa non appare nessuna figura politica interna né tantomeno un Emmanel Macron in piena campagna elettorale. L’inquilino di Palazzo Chigi, per storia personale, cultura e visione, è l’uomo oggigiorno più affine alla Cancelliera e che funge da garante per la svolta della Germania verso posizioni più consone a quelle dell’Italia.

    E del resto anche la Cancelliera pare voler chiudere alle tentazioni di un ritorno in forze delle logiche dell’austerità propugnate in passato a cui fette della sua Cdu e della Bundesbank, oltre ai Liberali Fdp e all’estrema destra di Afd, guardano con favore. La battaglia di Draghi per ottenere il consenso necessario a guidare le riforme dei Trattati e l’era post Merkel è, soprattutto, una sfida ai dogmi del rigore che i leader di Austria e Olanda già rimettono sul tavolo per il post-pandemia.

    Questa sintonia si capisce dal fatto che la Merkel abbia confidato le sue idee sui futuri assetti strategici dell’Europa all’omologo italiano. “Con la Cancelliera abbiamo parlato inoltre delle implicazioni per l’Europa della nuova politica estera americana, e ci siamo detti d’accordo sulla necessita di accelerare nei processi di costruzione di una politica estera e di una difesa europea”, ha aggiunto Draghi, che proprio sul pivot tedesco ed americano sta costruendo i riferimenti della sua politica estera. E non a caso Draghi rivendica per la Cancelliera il ruolo principale nel dar vita al Recovery Fund e lo mette al centro dell’agenda italiana: “Il Next generation Eu rappresenta un’occasione storica. Noi siamo quelli che abbiamo avuto la fetta maggiore dei fondi e abbiamo quindi la maggiore responsabilità. Dobbiamo spendere bene e con onestà. La nostra responsabilità è innanzitutto nei nostri confronti e dei nostri cittadini. Attenzione, efficacia, onestà” sono la chiave con cui Draghi mira a consolidare un piano a cui la Germania targata Merkel e Scholz ha dato il via libera e su cui Roma ora punta per dimostrare la sua capacità di porsi nel gruppo di testa dell’Europa. Per trasmettere a livello sistemico una svolta che il passaggio del testimone e delle chiavi per la guida dell’Europa tra Merkel e Draghi avvierà nei mesi a venire.


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