E il premer lancia la sfida ai leader dell’Ue: l’idea di un decreto sull’accoglienza dei profughi

Set 2, 2021

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    L’uno, Mario Draghi, è presidente di turno del G20. L’altro, Emmanuel Macron, è in attesa di diventare a gennaio, chiusa l’imbarazzante parentesi a guida slovena, presidente di turno dell’Unione Europea. Sono di fatto, a poche settimane dalla fine dell’era Merkel, i due principali player europei, ed entrambi preoccupati del vuoto che le elezioni politiche tedesche possono causare, della paralisi che ne può derivarne per la Ue e della estrema necessità di rilanciare un protagonismo europeo in grado di far fronte al crescente isolazionismo Usa e alla crisi afghana. Sulla quale tutti gli attori internazionali si stanno muovendo confusamente, in ordine sparso e inseguendo ciascuno i suoi interessi particolari.

    È in questo difficile contesto che l’incontro di stasera a Marsiglia tra il premier italiano e il presidente francese assume un rilievo particolare, una sorta di ultima occasione per spingere l’Ue a muoversi in maniera coordinata e trovare una voce comune, dopo la deprimente prova data al Consiglio degli Affari interni di martedì. Quando egoismi domestici hanno prevalso su ogni considerazione umanitaria e lungimiranza politica in merito all’accoglienza degli afghani in fuga. Anche per questo Draghi (che ieri sul tema ha sentito il segretario generale Onu Gutierres) vorrebbe che, nel Cdm di stamattina, prima di partire per Marsiglia, il governo italiano desse un buon esempio varando il decreto sull’accoglienza dei rifugiati afghani. Macron è reduce da una sconfitta nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, che ha respinto la proposta franco-inglese di istituire una «safe zone» all’aeroporto di Kabul per garantire il transito in sicurezza dei profughi e controllare l’arrivo di aiuti umanitari. Draghi è alle prese con i veti incrociati che hanno messo in stallo l’iniziativa di un G20 straordinario dedicato all’Afghanistan, e in attesa del colloquio con il leader cinese Xi Jinping conta sulla sponda di Parigi. Il presidente francese, che in questi giorni è stato in Iraq e ha avuto intensi contatti con i rappresentanti di governi chiave nella regione (Arabia Saudita, Qatar, Iran), lavora nella stessa direzione ed è un alleato fondamentale per Roma, che si riesca ad arrivare ad un G20 formale o si adotti il formato di una conference call con tutti i paesi interessati. «L’Italia e la Francia – spiega Sandro Gozi, deputato europeo italiano ma eletto nelle liste macroniane di Renew Europe – hanno interesse comune ad avere una posizione di leadership». Per questo il loro incontro di oggi è «tempestivo, importante e operativo». Con la crisi dei rifugiati siriani, nel 2015, «l’Europa si fece cogliere impreparata, e ogni paese andò per conto suo. Oggi non possiamo aspettare di avere un accordo a 27 e non dobbiamo farci bloccare dai veti».

    Ma c’è un altro piatto forte, sul tavolo franco-italiano di oggi, ricorda Gozi: «Se l’Europa vuole passare dall’adolescenza all’età adulta, deve affrontare subito il dossier della difesa europea, che per Macron sarà sicuramente una priorità della presidenza francese Ue». E che sia una priorità condivisa dall’Italia lo dimostra la decisione con cui ne ha parlato ieri il ministro della Difesa italiano Lorenzo Guerini: «L’Unione europea è chiamata con urgenza, dopo l’epilogo afghano, a definire coraggiosamente la propria autonomia strategica». La difesa comune Ue è «il tassello fondamentale e necessario alla costruzione di un’Europa pienamente politica, indispensabile per poter competere sulla scena mondiale, in sinergia con la Nato».


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