E in Italia si litiga. La Lega dice no all’allargamento. Fi: “Niente veti”

Mag 15, 2022

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    Le capriole di Salvini e Conte sull’invasione russa dell’Ucraina si susseguono senza sosta, da una posizione a quella opposta. Ma, sia pur oscillante, la linea dei due gialloverdi (che ai tempi del loro governo avevano sposato fin nel programma la linea filo-Putin) resta una mina che minaccia ogni giorno la stabilità dell’esecutivo e la credibilità della politica italiana agli occhi dei partner europei e atlantici.

    Due giorni fa, il responsabile Esteri della Lega, Lorenzo Fontana, aveva entusiasticamente aperto all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato: «Certo che diremo sì», e ci mancherebbe altro. Poi sono arrivati i dubbi amletici di Giancarlo Giorgetti e ieri, in un crescendo, lo strappo clamoroso di Matteo Salvini: «Allargare i confini dell’Alleanza atlantica ai confini della Russia avvicina o allontana la pace? Lascio a voi giudicare. Io sono per fare di tutto per avvicinare la pace». Come? Non lo spiega, ma sostiene che si debba «convincere o costringere Russia e Ucraina a parlarsi». La rapidità con cui l’ex vicepremier di Conte sembra pronto a farsi carico degli umori di Mosca suscita nella maggioranza una reazione durissima del Pd: «Fin qui, Salvini – con un irenico e generico pacifismo – aveva buttato la palla in corner sull’Ucraina», attacca Enrico Borghi, membro della segreteria dem ma anche del Copasir che indaga sulle infiltrazioni putiniane in Italia. «Se ora si schiera contro l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato, fa direttamente un assist a Putin. Aiutandolo esplicitamente». Un j’accuse pesante. E a sera, infatti, il capo del Carroccio sembra già frenare, su una linea sempre più confusa e intermittente: «Finlandia e Svezia sono paesi sovrani e io sono per l’autodeterminazione dei popoli. Decideranno legittimamente. La mia domanda è: in questo momento dobbiamo fare sì o no quanto necessario per riavvicinare le parti?». Poi spiega di essere pronto «ad andare a Istanbul per la pace, se serve». A cosa possa servire, ai fini della «pace», la presenza di Salvini a Istanbul, non è chiaro. Ma si intuisce che in giornata il leader leghista ha intuito che mettersi contro Nato, Ue e governo italiano sull’adesione di Finlandia e Svezia per proteggersi dall’aggressività di Putin, non è la mossa più azzeccata. Dal governo ci si limita a ricordare che fu proprio la Lega a dire entusiasticamente sì (insieme a Conte e al suo governo) «all’ultimo allargamento della Nato, quello alla Macedonia del nord nel 2019». Ma a Salvini sono stati inviati ieri ammonimenti molto chiari, prima del suo dietrofront.

    Anche nel centrodestra si è registrata una allarmante freddezza verso le esternazioni salviniane. «Non condivise», spiegano da Forza Italia. Giorgio Mulè, sottosegretario alla Difesa, non cita l’alleato ma scandisce: «I destini dell’umanità non possono e non devono essere decisi dalla Russia: non può esserci un potere di veto di Mosca per l’ingresso dell’Ucraina nella Ue o di Finlandia o Svezia nella Nato. Su alcuni principi, come l’autodeterminazione e la sovranità di un popolo, non si può discutere né scendere a compromessi». E anche da FdI si ribadisce un fermo allineamento con gli alleati atlantici.

    In casa M5s, i bollori di Conte (che inizialmente avrebbe voluto aprire un nuovo fonte polemico in chiave anti-Draghi anche sulla questione Nato) sono stati prontamente raffreddati dai suoi. Non solo il ministro Di Maio, che chiama Stoltenberg, vede il suo omologo finlandese e ribadisce «il fermo sostegno dell’Italia» ai nuovi ingressi nell’Alleanza, ma anche da chi dell’argomento si occupa a livello parlamentare, come il capo della delegazione Nato Luca Frusone, deputato 5s: «Putin, con la sua folle guerra, sta ottenendo il contrario di quel che auspicava, ossia il rafforzamento del fronte atlantico». Così l’ex premier, sul tema, si è dovuto adeguare. Ma il «pacifismo» in salsa moscovita dei due azionisti di maggioranza, in vista dei voti dei prossimi mesi sul sostegno all’Ucraina e sulla Nato, continua a minare la maggioranza.


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