E la rotta balcanica è una Lampedusa terrestre

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«Sembra una Lampedusa terrestre. Il flusso di migranti lungo la rotta balcanica è continuo. Spuntano ogni giorno a decine – spiega un agente in prima linea – La falla è in Serbia dove in molti arrivano senza visto». Dall’inizio dell’anno fino al 6 novembre sono arrivati 14.600 in Friuli-Venezia Giulia secondo la Regione.

E il capolinea è Trieste con impennate anche a Gorizia e Udine. Fra giovedì e venerdì la polizia di frontiera del capoluogo giuliano ha rintracciato 160 migranti soprattutto afghani e pachistani. E ogni tanto ci sono sorprese, come i 50 del Burundi scoperti su un treno, gli egiziani ed i cubani che prendono un volo per Mosca e poi a Belgrado non avendo bisogno del visto.

«Siamo afghani. Veniamo da Herat e ci abbiamo messo un anno» racconta un giovane con zainetto in spalla, che spunta dal buio alla periferia del capoluogo giuliano. Alle 6 del mattino dieci migranti scendono incolonnati lungo una delle strade asfaltate dalla vicina Slovenia. «Adesso non seguirci più» intima Mir Wais, che guida il gruppetto.

Grazie alle posizioni di Google map già registrate sul cellulare sanno perfettamente dove andare svoltando su un largo sentiero. Qualcuno forse li aspetta per il cambio di vestiti, i biglietti del treno o nuove informazioni. Il costo del viaggio «è di 9mila euro. Li hanno raccolti la mia famiglia in Kashmir ed i parenti che abbiamo in Europa» ammette un migrante arrivato durante la notte dalla rotta balcanica. Soldi che finiscono in gran parte nelle tasche dei passeur per il passaggio dei confini più ostici «nascosti in auto o furgoni».

Lorenzo Tamaro del sindacato di polizia Sap dichiara: «Non si può affrontare la situazione sempre in maniera emergenziale. Abbiamo bisogno di un organico adeguato. Gli agenti sono troppo pochi».

I numeri degli ultimi mesi sono esplosi: in ottobre solo a Trieste sono arrivati circa 1900 rispetto ai 500 dell’anno prima. Per l’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti «è un’esplosione dovuta a più fattori: l’allentamento dei controlli in Turchia, al liberalizzazione dei visti in Serbia e pure il cambio di governo in Italia. I migranti illegali si muovono prima che vengano presi provvedimenti più incisivi».

Lunedì il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sarà a Pristina e Belgrado «per incentivarne la stabilità e ridurre il rischio di nuovi flussi migratori». L’aumento lungo la rotta balcanica è del 170%, rispetto allo scorso anno, con 106.396 rintracci di migranti.

A Muggia, vicino a Trieste, a ridosso della Slovenia, si è ricostituito un comitato di cittadini preoccupati dall’aumento degli arrivi: «Ci sono otto punti d’ingresso. I clandestini arrivano ogni giorno a decine ed attendono il loro passeur. Altri attendono nei pressi della trattoria Al Ponte, o altri ancora salgono sul bus 20 davanti al centro commerciale Montedoro» che li porta nel centro di Trieste.

Il flusso si muove soprattutto a piedi. Uno dei giovani bloccato dai militari di Strade sicure ad una fermata dell’autobus alle porte di Trieste sciorina le tappe: «Turchia, Bulgaria, Serbia, Croazia, Slovenia, Italia. L’ultimo tratto abbiamo camminato per dieci giorni». Quando agenti o soldati li intercettano alzano un dito e dicono la solo parola inglese che conoscono: «asylum» (asilo). Nessuno può rimandarli indietro come fanno tranquillamente i francesi a Ventimiglia. Tamaro non ha dubbi: «In passato venivamo riammessi in Slovenia, paese europeo rispettoso dei diritti umani. Se non si riprende questa procedura continueremo ad essere la Lampedusa del Nord Est».


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