È nonno Biden il ventre molle dell’Occidente

Nov 12, 2021

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    Il segno del comando. L’impero ha bisogno di qualcuno che assomigli a un imperatore. Non importa se il protocollo lo indica ancora come segretario generale del partito comunista cinese. Xi Jinping tocca il suo terzo mandato, come Mao Tse-tung, come Deng Xiaoping, come il padre fondatore e l’architetto del riformismo. Il suo potere non ha più un orizzonte definito e segna il passo di un’altra metamorfosi. Il comunismo ora è solo una scatola, dove dentro puoi metterci quello che serve: brandelli di marxismo bagnato nel XII secolo, le parole d’ordine, il nazionalismo, il confucianesimo e il capitalismo di Stato. Tutto questo senza aprire le porte ai demoni occidentali della libertà individuale e della democrazia. Quello che davvero conta è riportare il corso del sole verso Est. La Cina non ha mai smesso di sentirsi una grande civiltà, antica e mai tramontata, di immensi spazi e grandi numeri, in grado di dettare le condizioni al mondo, per i soldi e per le armi. La sfida è riprendersi ciò che nei secoli gli è stato strappato dai capricci improvvisati della storia. L’occidente visto da Pechino è un’anomalia.

    È così che mentre si discute sul futuro della madre terra ci si ritrova a fare i conti con una sorta di guerra fredda, dove l’ideologia non è tutto. Chi c’è dall’altra parte? Un impero riluttante. L’accidente è che il contraltare di Xi Jinping sia un’altra caricatura di presidente. Non è che tutto si riduce a un duello di personaggi, però la leadership non è irrilevante. Il volto degli Stati Uniti adesso è quello di Joseph Robinette Biden, arrivato alla Casa Bianca troppo tardi, quando la vita gli ha già mostrato il conto. Biden arrivato per tranquillizzare la classe dirigente americana e utile per dare il benservito a Donald Trump, ma che adesso si ritrova a inciampare nei suoi stessi pensieri. Biden come un caratterista, qualche volta imbarazzante, che abbassa il tono del discorso e si rifugia nei sogni di Sleeping Joe. Biden che per molti resta il vice di Obama.

    La partita, certo, non dipende tutta da Joe. È l’occidente che da tempo ha rinnegato se stesso. Xi Jinping è pronto a prendersi Taiwan, perché quell’isola è un simbolo. È uno schiaffo ribelle all’impero. Washington può fare poco per difenderla e non ci saranno folle a scendere in piazza per Taiwan.


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