Ecco Cuori la nuova serie sui pionieri dei trapianti

Ott 12, 2021

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    “E’ stato molto interessante per una giovane donna nata nel 1992 interpretare questo cardiologo in una serie ambientata negli anni Sessanta, non si diceva ancora cardiologa”. Parola di Pilar Fogliati, tra le protagoniste di Cuori (unico personaggio di fantasia) fiction Rai in 8 prime serate in onda su Rai1 da domenica 17 ottobre con la regia di Riccardo Donna che la vede al fianco fra gli altri di Daniele Pecci e Matteo Martari e racconta i pionieri della cardiochirurgia a Torino alle prese con le sfide rivoluzionarie dei trapianti e dei cuori artificiali. “Delia Brunello – spiega Fogliati – arriva dagli Stati Uniti in un reparto dove pazienti non si fidano di lei perché è donna, ma anche le colleghe hanno una mentalità maschile, le dicono: ‘Non ti mettere la minigonna, abbottonati il camice’ “. Una serie che guarda al cuore nella sua doppia accezione, di muscolo che nel momento in cui smette di battere pone fine alla nostra esistenza, ma anche come significato assoluto dei nostri sentimenti ovvero l’amore, centro pulsante del nostro essere con la passione, la voglia di emergere, i sentimenti contrastanti che arrivano a farci invidiare qualcuno, spiega il regista. “Abbiamo avuto il professor Actis Dato che ci ha spiegato come si facevano le operazioni. Abbiamo avuto i vecchi infermieri che ci hanno illustrato come accendere le macchine dell’epoca. Non ho trattato Cuori come un medical drama. Ci sono i letti di ospedale, i medici in camice, gli infermieri, i casi di puntata, alcune operazioni sappiamo visti i tempi sperimentali non andavano a buon fine, per me Cuori è un period drama, è una serie in costume”. Siamo a Torino, 1967. Cesare Corvara (Pecci) è il primario delle Molinette, fondatore del primo reparto di cardiochirurgia italiano, pioniere dei trapianti. Il suo assistente è Alberto Ferraris (Martari), che ama il suo lavoro e vorrebbe non arrendersi mai. Poi c’è l’ambizioso capo-chirurgo dell’equipe Enrico Mosca (Andrea Libero Gherpelli), che viene da una famiglia di contadini, ama i riflettori e sogna di poter prendere il posto del primario. Il trio cerca di trovare un equilibrio ma arriva Delia Brunello (Fogliati), vittima dei pregiudizi, che porta scompiglio in reparto: cardiologa di talento orecchio assoluto, fatica ad affermarsi in un mondo ancora maschilista. Al centro della scena, nel reparto delle Molinette divenuto, all’epoca, eccellenza mondiale per le scoperte coraggiose e le importanti sperimentazioni, si muovono personaggi ispirati alla realtà, in testa il primario Cesare Corvara (Pecci) che ricalca la figura di Achille Maria Dogliotti, e il suo pupillo Alberto Ferraris (Martari) che rievoca Angelo Actis Dato: “Nella corsa al primo trapianto il loro reparto era in competizione con quello del chirurgo sudafricano Christian Barnard e di altri luminari del mondo”. Ma a Torino, nel ’67, viene brevettato il primo cuore artificiale, lo strumento, spiega Donna, che, ancora oggi, “permette gli interventi al muscolo cardiaco”. Martari: “Ferraris è un medico dal talento cristallino, temprato nella vita dalla perdita precoce del padre, che trova intollerabile doversi arrendere di fronte ai limiti della scienza. Poi lo vediamo soffrire per amore (prima dell’arrivo di Delia si scoprirà che 6 anni prima stava per sposarsi con lei, che poi invece è arrivata a Torino chiamata da Corvara ndr). Ma è anche un ribelle sotto certi aspetti, perché non è sempre in grado di sottostare alle regole, ha una mente molto aperta. Mi ha dato la possibilità di avvicinarmi a un’epoca sconosciuta, anche dal punto di vista musicale. Al netto di questo, ora so dare grandi punta di sutura”. Pecci rivela di essere ingrassato per questo ruolo perché il suo personaggio è più anziano: “mi sono chiesto perché lo hanno chiesto a me, io non sono vecchio. Poi qualcuno che ho accanto nella vita mi ha fatto notare ma tu sei invecchiato sai..”, Quindi sul suo personaggio dice: “Cesare Corvara, anche il suo nome di battesimo ha qualcosa di predestinato se vogliamo, un semi dio, un imperatore, nel mio caso un barone, un genio. E’ un uomo molto stimato, non ha bisogno di alzare mai la voce, ma poi ha dei problemi con la figlia, quindi non è riuscito a fare bene tutto. Mi è piaciuta moltissimo l’ambientazione storica, siamo stati messi in condizione di respirare gli anni ’60. Anche la ricostruzione dell’ospedale negli oltre duemila metri quadrati dello studio è perfetta, è tutto curato nei dettagli, persino i termosifoni di ghisa”. Cuori è Coprodotta da Rai Fiction e Aurora Tv Banjay, con il Centro di Produzione Rai di Torino e il sostegno della Film Commission Torino Piemonte.


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