Ecco il vero vincolo che sbarra a Draghi le porte del Colle

Dic 22, 2021

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    Profilo basso, niente distrazioni. Il premier è «tranquillo», come raccontano a Palazzo Chigi, e «concentrato» sull’azione di governo. Sarà solo una strategia politica, o sarà perché la marcia verso il Colle si è complicata, o magari perché vuole davvero restare alla guida del Paese, fatto sta che Mario Draghi adesso punta lo sguardo sull’anno che verrà. «Abbiamo dimostrato di saper reagire alle crisi più dure con coraggio, determinazione e unità. Per le sfide che ci aspettano nel 2022 serve lo stesso spirito di collaborazione e orgoglio». Lotta al Covid e ripresa economica, gli obbiettivi non cambiano.

    Il presidente del Consiglio parla alla Farnesina, chiudendo la conferenza degli ambasciatori, e il suo sembra quasi un programma di governo di prospettiva, anche se in parte può essere letto pure come l’embrione di un discorso di insediamento al Quirinale. Due, spiega, le priorità. «La prima è la gestione della nuova fase sanitaria. La campagna di vaccinazione ci ha permesso di salvare vite e di riaprire l’economia, le scuole, i luoghi della nostra socialità. Medici, infermieri e volontari hanno somministrato 106 milioni di dosi». Però c’è ancora da fare, ci sono altre decisioni severe da prendere. «L’inverno e la diffusione della variante Omicron ci obbligano alla massima cautela nei prossimi mesi».

    La seconda è quella di portare a casa e sfruttare bene i finanziamenti europei. Il Pnrr non si applica da solo, occorre uno sforzo serio. «Nei prossimi cinque anni dobbiamo investire 191,5 miliardi di euro a cui si aggiungono altri fondi per un totale di 235 miliardi. Ci siamo impegnati a ridurre i divari, accelerare la transizione digitale e ecologica, migliorare la scuola e la sanità, riformare in modo profondo l’economia». Non è certo un programmino scarno. «Il Pnrr non è il piano di rilancio di questo governo, è il piano di tutto il Paese». Anche il prossimo esecutivo, con o senza Draghi, dovrà farsi da fare.

    Ed è proprio il punto che frena le eventuali ambizioni di SuperMario: i mercati, gli alleati, la Commissione europea, ci chiedono stabilità e vanno in qualche maniera rasserenati. I partner occidentali vogliono che il Piano di rinascita sia seguito con la stessa cura di oggi, che i progetti vengano sviluppati come da accordi, che la linea politica non cambi. In Italia il capo dello Stato non ha solo poteri di rappresentanza: ma la continuità potrà essere garantita in caso di trasloco di Draghi al Quirinale?

    Nel 2021 il Belpaese è molto cresciuto nella considerazione generale, ora abbiamo gli occhi del mondo addosso. «L’Italia ha avuto un ruolo centrale sulla scena internazionale – dice il premier -. Sotto la nostra presidenza il G20 ha fatto passi avanti assai significativi sul fronte della tassazione globale, della distribuzione dei vaccini, della lotta al cambiamento climatico. Il nostro – si compiace – è stato un multilateralismo efficace». Dalla Libia all’Afghanistan, da Bruxelles alle migrazioni, Roma è tornata a farsi sentire. Draghi ricorda Luca Attanasio, l’ambasciatore ucciso nella Repubblica democratica del Congo, ed elogia i nostri diplomatici, costretti spesso a lavorare in condizioni estreme. Poi cita il Trattato del Quirinale con la Francia firmato il 26 novembre, un «momento storico», e il protocollo d’intesa con la Germania varato l’altro giorno con Scholz. «Grazie alla politica estera l’Italia è più forte, influente, credibile».


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