Ecco perché Conte vuole tenere segreti i verbali sul Coronavirus

Nelle scorse ore il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla proroga dello stato di emergenza per il Coronavirus fino a giovedì 15 ottobre 2020. Una scelta che ha scaturito infinite e dure polemiche specialmente da parte dell’opposizione, che ha accusato Giuseppe Conte di aver messo in atto una strategia con un fine ben preciso: consolidare il potere dell’esecutivo, in difficoltà su vari fronti, così che possa muoversi al di fuori delle norme. “Quella di cui vi state occupando non è la salute degli italiani ma del vostro governo. Lo stato di emergenza vi serve per consolidare il potere, per agire senza regole e controlli“, è stato l’attacco di Giorgia Meloni.

Le assurdità dei giallorossi sono sotto gli occhi di tutti: quotidianamente sottolineano giustamente l’importanza delle misure di sicurezza per limitare la diffusione del contagio, ma nel frattempo consentono lo sbarco anche di immigrati positivi. Una situazione tanto assurda quanto grave che potrebbe portare gli italiani nuovamente in una condizione di lockdown. Ma non è finita qui: il premier vorrebbe mantenere segreti i verbali sulle attività del Comitato tecnico-scientifico prodotti in questi mesi di emergenza Covid-19. L’ipotesi di una segretezza imposta da “ragione di ordine pubblico” fa immaginare quanto possa essere poco pulitca la coscienza di chi ha preso determinate decisioni.

In molti hanno provato a immaginare le possibili motivazioni. “Devono proteggere gli interessi delle case farmaceutiche?“, si domandano diversi utenti sui social. “Parliamo di assassinii di Stato anche dolosi, con dolo eventuale, e lo dimostreremo“, è la promessa del medico legale e ricercatore Pasquale Mario Bacco. La battaglia ruota soprattutto intorno alle autopsie sui pazienti deceduti, affetti da Covid-19. Ha fatto discutere quella circolare del Ministero della Salute, pubblicata a maggio, che sconsigliava di fare esami post mortem ai deceduti per Coronavirus: “Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19“.

I segreti di Conte

L’intento del presidente del Consiglio sarebbe quello di tenere occultati i documenti del Cts alla base dei Dpcm emanati durante il lockdown di marzo e aprile. Come riportato da La Repubblica, il governo ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar di rendere pubblici i verbali secretati del Comitato tecnico-scientifico della Protezione civile. Già ad aprile Rocco Mauro Todero, Andrea Pruiti Ciarello e Enzo Palumbo – tre avvocati della fondazione Luigi Einaudi di Roma – avevano fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio contro il rifiuto di far conoscere i documenti del Cts. Il presupposto al ricorso è che sarebbe del tutto lecito conoscere le valutazioni alla base delle misure di restrizione visto che i Dpcm hanno inevitabilmente limitato diritti e libertà di rango costituzionale alla cittadinanza italiana.

La richiesta di pubblicizzazione degli atti serviva a rendere chiari ed evidenti i fondamenti delle azioni intraprese da Conte: i ricorrenti hanno concesso al governo la possibilità di rendere “trasparente l’azione esecutiva e valutabile a posteriori l’operato in quella delicata fase emergenziale“. L’appello avverso la sentenza del Tar Lazio dimostrerebbe quella che sarebbe la volontà dell’avvocato: “Non fare sapere agli italiani quali sono le reali motivazioni alla base degli innumerevoli decreti del presidente del Consiglio“. Effettivamente i criteri contenuti nei verbali, nonostante siano citati in tutti i Dpcm a giustificazione di quegli atti, non sarebbero mai stati pubblicati da Palazzo Chigi.

“Gli italiani devono giudicare”

Per quale motivo si vorrebbe negare il diritto degli italiani a sapere in maniera trasparente che cosa è realmente successo? Eppure sarebbe un vero e proprio dovere del premier Conte consentire ai cittadini di farsi giudicare politicamente. “I Dpcm non sono atti sottoposti ad un dogma di fede. Gli italiani hanno diritto di conoscere per potere giudicare chi sta al governo. Se non ci si vuole fare giudicare politicamente non si ha rispetto del popolo“, è stato il commento dell’avvocato Andrea Pruiti Ciarello. Il consigliere di amministrazione della fondazione Einaudi di Roma sostiene come sia “grave aver fatto l’appello perché dimostra che il governo non è disponibile ad essere trasparente su atti così importanti“, che nelle scorse settimane hanno compresso i diritti e le libertà costituzionali per i cittadini come mai nella storia della Repubblica italiana.

Dello stesso avviso il presidente della fondazione Giuseppe Benedetto, che ha fatto un appello affinché la presidenza del Consiglio “ripensi la sua posizione” mediante un gesto “di apprezzabile e intelligente apertura agli italiani“. Fino all’ultimo hanno sperato in un gesto “di grande eleganza e di sostanza democratica” da parte della presidenza del Consiglio dei ministri, che di fronte a una sentenza del giudice amministrativo “avrebbe potuto adempiere senza proporre appello e insistere in una linea che appare di retroguardia“. Pertanto gli avvocati Todero, Pruiti Ciarello e Palumbo hanno garantito che renderanno pubblici i documenti appena il governo li consegnerà: “Solo chi ha paura del giudizio dei cittadini si può opporre a che questi siamo informati e consapevoli“.



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