“Ecco perché serve una nuova assemblea costituente”

Dic 27, 2021

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    L’onorevole Simone Baldelli, deputato di Forza Italia, ne è convinto: l’assetto istituzionale, dopo la riforma grillina, non reggerà per molto. Anzi, per il forzista il “tetto” è già “crollato”. Dunque la politica dovrebbe intervenire su una materia complessa: le riforme costituzionali. Le ipotesi sul campo sono più di una ma il parlamentare del partito guidato da Silvio Berlusconi, con questa intervista rilasciata ad IlGiornale.it, annuncia di essere sul punto di depositare una legge per dare vita a quella che una volta si sarebbe chiamata “Assemblea costituente“. La stessa che Baldelli, per rispetto della storica assise che ha creato la Costituzione italiana, preferisce chiamare “Assemblea di revisione costituzionale”. La palla, dal secondo dopo, passerà al Parlamento.

    Lei sta proponendo da più di un anno di rilanciare il tema delle riforme istituzionali. Perché?

    “In questa fase di pandemia, il governo si occupa della crisi sanitaria e di quella economica. Dello stato di salute e della ripresa di vigore delle istituzioni rappresentative dovrebbe occuparsi il Parlamento, che però è impegnato su altre questioni. Da oltre un anno chiedo di aprire questo fronte, ma l’agenda politica sembra avere altre priorità. Quello delle riforme istituzionali non è certo un tema facile da affrontare”.

    Un tema di cui in ogni caso si dibatte…

    “La materia delle riforme costituzionali è delicata, esplosiva direi, e va maneggiata con cura. Più di qualcuno evidentemente l’ha sottovalutata nella vana speranza di ottenere facili consensi. E quando si gioca con gli esplosivi può accadere che salti per aria la casa. E poi è difficile rimettere le cose a posto, magari attraverso correttivi che, tra l’altro, non si sono mai visti”.

    A cosa si riferisce?

    “Mi riferisco al fatto che nel 2019 e nel 2020 il nostro sistema politico, già da anni in sofferenza per la crisi dei partiti e l’accavallarsi di cattive prassi, ha subito una brutta implosione istituzionale dovuta al taglio lineare dei parlamentari, al quale io e pochissimi altri abbiamo avuto il buonsenso di opporci dentro e fuori al Parlamento con argomenti ragionati e contrari alla pericolosa faciloneria dell’antipolitica. Da allora tutto o quasi si è fermato”.

    Che danno ha provocato il taglio dei parlamentari?

    “É crollato il tetto della casa, nel senso che sono stati danneggiati due aspetti fondamentali del Parlamento, già non particolarmente vitali: la rappresentanza e la funzionalità. Il danno non si vede ancora dall’esterno, perché il taglio non è ancora entrato in vigore, ma dall’interno si inizia a capire il pasticcio che è stato combinato, in tutta la sua irrazionale gravità”.

    Cosa si vede da fuori?

    “Ciò che si vede da fuori sono brutte crepe, accompagnate dalla caduta di tegole e calcinacci, cattive prassi che si consolidano e fibrillazioni interne al sistema che producono tensioni e esasperano fenomeni come i cosiddetti cambi di casacca”.

    L’impianto generale, però, sembra resistere.

    “L’impianto resiste male e non so ancora per quanto tempo. Basti pensare al surreale esame parlamentare della legge di bilancio per capire come si va avanti. Se non ci fosse stata la pandemia e l’arrivo di Draghi, con la super maggioranza che lo sostiene, sarebbe già venuto giù tutto da mesi”.

    La riforma dei regolamenti può aiutare a tenere la struttura?

    “I Regolamenti hanno perimetri limitati rispetto a una riforma costituzionale organica, come potrebbe essere ad esempio il monocameralismo, con cui oggi si dovrebbero correggere le conseguenze della riduzione dei parlamentari e altri problemi. Ma vanno comunque riformati, se non altro per salvaguardare la funzionalità minima delle camere in qualche modo compromessa dal taglio”.

    Alla Camera come state andando avanti?

    “Spero di avere presto modo di riferirlo al Presidente della Camera e alla Giunta del Regolamento. In linea di massima posso dire che, insieme all’altro relatore, Emanuele Fiano, stiamo lavorando da settimane sull’idea di adeguare i numeri assoluti e di ripulire qualche incaglio, ponendoci il tema dell’accorpamento delle commissioni in simmetria con le scelte che potrà fare il Senato, con il quale serve un confronto ufficiale, e rimodulando la disciplina dei gruppi per renderla compatibile con la riduzione dei componenti dell’organo, anche valutando eventuali disincentivi al fenomeno del cosiddetto trasformismo. Spero in un’ampia condivisione con i gruppi”.

    Basterà?

    “Basterà, se andrà in porto come spero, a far mettere in moto la macchina all’inizio della prossima legislatura. Ma le grandi crepe restano. E il tetto sfondato pure. Così come non può esserci legge elettorale che restituisca ai cittadini la rappresentanza una volta che si riduce il numero dei rappresentanti e poi si allarga la platea dei rappresentati, come è stato fatto”.

    E quindi secondo lei cosa serve?

    “Il palazzo della democrazia avrebbe bisogno di una vera e propria rigenerazione, che non si ispiri all’onda dell’antipolitica o a modifiche di parziali o di basso profilo. Mi convinco sempre di più che, se non si vuole restare indietro ed essere travolti dagli eventi, la via maestra sia un’assemblea dedicata esclusivamente a questo scopo, al riparo dalle dinamiche parlamentari ordinarie, dal rapporto maggioranza-opposizione e da quello parlamento-governo, dai decreti, dalle questioni di fiducia, dalle leggi di bilancio e da tutto il resto”.

    E come dovrebbe funzionare questa nuova Assemblea costituente?

    “Per rispetto dell’ Assemblea Costituente, quella vera, non amo scomodare questo termine, ma se serve a caprci meglio usiamolo pure: bisognerebbe eleggerla insieme al prossimo parlamento, con 100/200 componenti che lavorino per un tempo definito alla riforma della seconda parte della Costituzione, per poi presentare un testo da sottoporre ai cittadini attraverso un referendum popolare”.

    Si farebbe in tempo ad approvare una legge costituzionale?

    “Se ci fosse la volontà certamente sì. E si costruirebbe un percorso vero per riforme come quella sulla forma di governo, sul nuovo assetto del parlamento e su tutto il resto. Tutti argomenti che, a sentire i vari leader, sono da tempo urgenti e non rinviabili, ma che, per un motivo o per l’altro, cedono il passo ad altri temi”.

    Servirebbe un testo da cui partire.

    “Il testo lo sto depositando in questi giorni. Ci lavoro da oltre un anno. Il tempo mi sembra maturo. Per ora è una iniziativa personale, ma non isolata. Ho intenzione di sottoporla nei prossimi tempi all’attenzione dei gruppi e dei colleghi perché credo che rappresenti davvero l’ultima occasione di questa legislatura per aprire uno spiraglio su questo tema”.

    Ora sembrano tutti più interessati al Quirinale… . Il tema di un’Assemblea può attendere.

    “Certamente. Ma in politica non esiste solo l’oggi o il domani. Serve preoccuparsi ora del dopodomani. Altrimenti, anche volendo, non si fa più in tempo a scegliere. E a questo Parlamento serve una possibilità concreta di scegliere”.

    E cosa pensa che sceglierà?

    “Intanto partiamo. Poi, se l’iter prende il via, arriveremo alla scelta”.


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