‘Edipo’, Livermore legge Sofocle al tempo del covid

GENOVA – “La città è sfinita da queste morti innumerevoli, cadaveri che nessuno piange giacciono a terra e contagiano”. Sofocle, nella parodo dell’Edipo Re, racconta la peste, il ‘loimòs’, che flagella Tebe. Con tutta probabilità Sofocle l’ha scritta tra il 430 e il 420 a.C., ma sembra un lamento di oggi. Sofocle, ai tempi del Covid, mai così attuale, ancora tanto, tanto potente. E ‘Edipo. Io Contagio’ , mostra di parole e suoni pensata dal direttore del Teatro Nazionale di Genova Davide Livermore e allestito nel sottoporticato di Palazzo Ducale di Genova è un girone infernale fatto di immagini straziate – la carcassa del cavallo che giace nella pozza di sangue, i pezzi arrugginiti di una jeep militare saltata su una mina, i manzi macellati attaccati al soffitto -, di una musica (quella evocativa di Andrea Chenna), di versi di Sofocle scritti sul muro: “Il dio che porta la febbre, il contagio crudele si è avventato e percuote il nostro paese” e le parole recitate in contemporanea (eccolo, il ‘coro’ greco) dagli attori chiusi in teche di vetro.

Straziante, appunto, emozionante, potente fino a fare male se si pensa alle ondate di morti e alla sofferenza portata dal covid, questa peste, il loimos, il morbo funesto che Omero e Tucidide hanno a loro volta descritto. Ma è Sofocle con l’Edipo re che racconta la peste per quello che è. Portatrice di dolore e di lamento, di morti che non possono essere salutati da chi resta, dalla ricerca spasmodica della responsabilità fino a scoprire che è l’uomo a essere vittima e carnefice, untore e appestato: “Sei tu il sacrilego, tu l’impuro, tu che contagi” urlano le parole di Tiresia gli attori chiusi nelle teche, attori resi essi stessi opere d’arte. “Questa mostra è parzialmente ‘sospesa’ – ha detto Livermore, che questa performance ha pensato e curato con Margherita Rubino e Andrea Porcheddu ricordando la chiusura di mostre e teatri-. “E questo è un trailer, una miniserie di sette episodi che illustrerà le sette stanze” che verrà messa on line. Le scenografie provengono da spettacoli allestiti alla Scala di Milano, gli attori – nelle teche come se fossero pezzi di museo – sono stati chiamati con una call pubblica dopo il dpcm del 25 ottobre.

“Quello che esporranno gli attori – ha proseguito Livermore – saranno le parole” rese ancor più potenti dalla musica di Chenna. Edipo re, opera d’arte pura, qualcosa che – ha detto il direttore del Teatro Nazionale “può elevare profondamente il nostro livello di consapevolezza sociale e la qualità della nostra anima. Di fronte a una sciagura ci si chiede perché e chi è il responsabile: è qualcuno che ha infranto delle leggi, che non è in armonia con le leggi e il cielo”. Gli attori dalle teche recitano anche un passaggio secondo stasimo: “Prego dio che non arresti mai la lotta per il bene della città, contro il male che contagia”. Ciò che questa mostra dunque racconta, attraverso le parole immortali di Sofocle, è irrimediabilmente il tempo al tempo del Covid.


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