Effetto Saviano, Corriere in fiamme

Apr 25, 2022

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    Ah, quanto è facile essere il Corriere della sera, quello che ogni volta viene citato perché ci scriveva Pier Paolo Pasolini, purché non succeda niente che faccia cascare le dentiere alla borghesia benpensante. Accusato, il Corriere della sera, di misoginia dalle solite femministe (oggi qualsiasi cosa dici è misogina, e se sei un maschio stai facendo mansplaining), per un articolo di Roberto Saviano, dove semplicemente proponeva di regolarizzare il lavoro delle sex worker, le lavoratrici del sesso, anziché fare finta che non esista, come succede spesso in Italia riguardo a tanti argomenti, uno dei quali è il sesso (molte commedie degli anni Settanta sono oggi bandite per sessismo). La cosa paradossale è che le femministe se la sono presa non con Roberto Saviano (che tra l’altro una volta tanto ha espresso un’opinione condivisibile e liberale, a me già questo sembra un evento da mandargli un mazzo di rose), ma con una donna, Barbara Stefanelli, direttrice di Sette su cui è apparso l’articolo di Saviano, che secondo loro avrebbe dovuto censurarlo. La Stefanelli ha subìto il mail-bombing di centinaia di donne, come riporta Dagospia, con discorsi del genere: «L’articolo di Saviano che avete ospitato nelle vostre pagine è scandaloso per contenuto e superficialità e ritengo la testata responsabile di diffondere cultura da carta straccia, solo per conformismo ammantato di radicalità rivoluzionaria». Ma uno potrà scrivere quello che cazzo vuole? Anziché attaccarvi alla mail trovate qualcuno che replichi con l’opinione che piace a voi.

    Gli imputano anche di aiutare mafiosi e papponi, quando casomai Saviano dice il contrario: regolarizzare le prostituzione sessuale, virtuale e non, serve proprio a sottrarre le lavoratrici del sesso da mafiosi e papponi. Così come, opinione sua ma anche la mia, legalizzare la marijuana sottrarrebbe una droga leggera al mercato della mafia. Si può essere d’accordo oppure no, ma non è questo il punto.

    Perché mica è finita qui. C’è pure il direttore Fontana, che invia a Monica Ricci Sargentini una lettera di richiamo, sospendendola per tre giorni dal lavoro (siamo alle punizioni da collegio svizzero anni Trenta). Commenta Dagospia: «Dunque, il primo giornale italiano contesta a una propria giornalista il diritto di manifestare la propria opinione, ritenendola responsabile della legittima e partecipatissima iniziativa di donne e femministe». Io correggerei quel donne e femministe: sono femministi molti uomini, come non sono femministe molte donne. Mi sembra piuttosto in crisi la libertà di parola nel più grande giornale italiano, e provvedimenti da Minculpop, e poi è inutile continuare a dire che ci scriveva Pasolini. Oggi, di sicuro, non ci avrebbe scritto.


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