Elettricità: il prezzo in Borsa sale a 496 euro

Ago 2, 2022

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Sale ancora il prezzo di acquisto dell’energia elettrica: Nella settimana da lunedì 25 a domenica 31 luglio il GME ha registrato un prezzo medio di acquisto dell’energia elettrica (PUN) pari a 496,77 €/MWh, in aumento rispetto ai 483 euro registrati nella settimana precedente. I volumi di energia elettrica scambiati direttamente nella borsa del GME – si legge in una nota – “si attestano a 4,5 milioni di MWh, con la liquidità al 69,8%. I prezzi medi di vendita sono variati tra 473,40 €/MWh di Calabria e Sicilia e 507,36 €/MWh di Nord e Centro Nord”.

“Da oggi all’ingrosso quanto costano mille chilowattora? Oltre 500 euro. Sa quanto costavano un anno fa? Poco più di 60 euro”. Così Gianpiero Santini, amministratore delegato di Genesi Solutions. “Con i prezzi alle stelle, il sistema vacilla -aggiunge Santini. Ma, in questo gioco al massacro, ci sono vincitori e vinti. Il principale sconfitto è il consumatore e, con lui, quelle aziende che erogano energia”.  “L’energia elettrica, quella tradizionale, si produce -ricorda Santini- prevalentemente grazie al gas naturale. Le aziende che svolgono questo servizio lo fanno in base a contratti per l’acquisto appunto del gas che sono pluriennali. Questo vuol dire che l’energia prodotta oggi ha costi sicuramente più elevati rispetto a quelli di un anno fa. Ma quando si va a venderla all’ingrosso a chi l’energia la eroga, beh i guadagni sono quasi decuplicati”. “Questo vuol dire -aggiunge Francesco Cerrone che di Genesi Solutions è il direttore generale- che le aziende produttrici di energia registrano marginalità dieci volte superiori. I vincitori sono senz’altro loro”.

La filieraè chiara. Le aziende producono energia con pochi aggravi ma guadagnano decisamente di più. E questo perché il mercato ha portato il costo per chilowattora a cifre fino a poco tempo fa impensabili. Da qui l’allarme: “Le aziende che non producono energia ma si limitano a erogarla sono vittime quanto i consumatori -dice Cerrone. Ma per assurdo hanno meno difese. I consumatori hanno come arma quella di limitare l’uso di energia o comunque di cambiare il proprio stile di vita, in modo da gestirla come farebbe un buon padre di famiglia. Noi invece oggi acquistiamo energia, anticipando importanti somme di denaro, e poi dobbiamo sperare di recuperare, con il giusto guadagno, quanto già pagato. Tuttavia, spesso e volentieri, il consumatore, per la crisi in atto, non riesce a essere puntuale nei pagamenti, ricorrendo spesso a piani di rientro rateali che allungano i tempi. Il rischio è di mettere in ginocchio l’intero settore che dà lavoro ad oltre 30.000 persone”.

 “La soluzione che accontenta tutti -concludono Santini e Cerrone- è la comunità energetica, un’associazione di utenti che condividono tutta l’energia da loro prodotta, da fonte rinnovabile, al fine di coprire il loro fabbisogno energetico simultaneo indipendentemente dalla connessione fisica agli impianti di produzione”.

   


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