• Elezioni, Magi: ‘+Europa riconosce l’importanza del patto col Pd’

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    Carlo Calenda rompe l’intesa con Enrico Letta e scatena l’ira dei dem. Il fronte progressista messo pazientemente insieme dal segretario Pd per sfidare FdI, Lega e Fi ha perso un pezzo, quello di centro, che era stato il più corteggiato, il più difficile da convincere. A pochi giorni dal patto firmato, il leader di Azione ha fatto retromarcia. “E’ una delle decisioni più sofferte – ha detto – ma non intendo andare avanti con questa alleanza”. A fargli cambiare idea, ha spiegato, è stata l’aggiunta dei “pezzi stonati”, cioè gli accordi che Letta ha stretto sia con Sinistra Italiana e Verdi sia con Luigi Di Maio e Bruno Tabacci. Una giustificazione che ha fatto infuriare il Pd: “Onore è rispettare la parola data. Il resto è populismo d’élite”. Perché – ricordano i dem – quando è stato siglato quell’accordo con Azione, era inteso che ci sarebbero stati patti anche con le altre forze. Per Calenda, però, la coalizione del Pd “è fatta per perdere. C’era l’opportunità di farne una per vincere. La scelta è stata del Pd, sono deluso”. 

    Più Europa va verso la conferma del patto elettorale con il Pd: la decisione, tuttavia, sarà formalizzata solo nella direzione di questa sera. “Noi ieri come segreteria di Più Europa abbiamo riconosciuto e confermato l’importanza del contenuti del patto siglato con il Pd solo 6 giorni fa e poi stralciato da Calenda. Consideriamo che in quei contenuti ci sia uno spostamento dell’asse della coalizione in una direzione liberaldemocratica. Stasera dalle 18 ne discuteremo in direzione perché teniamo a condividere le scelte all’interno di organi collegiali”, dice il deputato e presidente di Più Europa Riccardo Magi interpellato dall’ANSA.

    E Giuseppe Conte parla a Canale 5 ribadendo il no ad un accordo con i dem: “Mi dispiace per il disastro politico del Pd, noi abbiamo i nostri progetti che realizzeremo con le unghie e i denti….”. “Li ho tolti dall’imbarazzo di ricevere un altro no, spiega chiarendo che i 5 stelle possono anche aver commesso degli errori ma non possono essere tacciate di essere persone “non serie””. “Non ci sono i presupposti politici e programmatrici” per una intesa”, aggiunge ribadendo quelle che a suo avviso sono le emergenze per il Paese: il lavoro sottopagato, il precariato, la sanità e l’ambiente. “Andiamo davanti agli elettori con un programma serio e preciso”, dice difendendo a spada tratta il superbonus e il reddito di cittadinanza: il primo – afferma – ha contribuito al rilancio del settore delle costruzioni, il secondo ha garantito un sistema di protezione sociale togliendo dalla povertà un milione di persone”. “Le frodi relative all’applicazione del superbonus – prosegue – sono state minime e sono state comunque attivate delle correzioni per evitarle”, Conte chiude il suo ragionamento annunciando che i 5 stelle saranno più radicali di prima nell’attuazione del loro progetto. Positivo da parte del leader M5s l’apporto di Alessandro Di Battista ( “è un intrerlocutore serio”), e il rapporto con il fondatore Beppe Grillo.

    Calenda strappa col Pd, Letta ‘noi andiamo avanti’


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