Enrico Rava, in un lungo post tutta la sua vita

TRIESTE – “No, non riesco proprio ad abituarmici”. Comincia così il lungo post che il jazzista Enrico Rava ha pubblicato il 16 novembre sul proprio profilo fb in cui inizialmente manifesta la propria insofferenza per non poter viaggiare, molto per le restrizioni imposte dal Covid, un po’ anche per una stenosi spinale che lo affligge. Ma è solo l’inizio, perché subito dopo il trombettista, che oggi ha 81 anni, ricorda i sei decenni trascorsi a suonare in giro per il mondo. E lo fa col tono vivace di chi ha vissuto esperienza non comuni, ma anche un po’ amaro, dovuto all’irrimediabilità del tempo e delle cose.

Rava si è esibito in ogni tipo di locale e in tutto il mondo: dal “budello” Slug’s al Lower East Side di New York alla fine degli anni ’60 – e lo ha fatto con “musicisti che solo un paio d’anni prima” gli “sembravano irraggiungibili” come Albert Ayler, Archie Sheep, Hank Mobley – al raffinatissimo Blue Note di Tokyo, di cui rammenta un “sistema di amplificazione strepitoso, un pubblico eccezionale e una cucina indimenticabile”.

Una lunga carrellata nel passato personale, che è poi anche una parte della storia del jazz italiano e non solo, passando per Berlino Ovest, dove suonò nel 1988 per dieci giorni con Cecil Taylor, “giorni indimenticabili”, e per la Londra dei Beatles, nel 1965. La capitale inglese all’epoca era la città della “musica sperimentale, delle minigonne, degli hippies, delle canne a gogo e tutto il resto”. Insomma, un lungo viaggio intorno al globo per ritornare infine in Italia, “veramente meravigliosa e che non ce n’è per nessuno”; con una punta velenosa: “Peccato gli italiani…”. Un lungo messaggio che si chiude con una malinconica ma intensa foto di lui sul divano nell’atto di riflettere, la tromba affianco tenuta per mano.


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