“Enrico uomo delle tasse”: Renzi demolisce Letta

Ago 3, 2022

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Sì, ecco l’ammucchiata. Dopo veti, premesse e minacce, Enrico Letta e Carlo Calenda hanno stretto un accordo per tentare di arginare l’avanzata del centrodestra alle elezioni del 25 settembre. Un’accozzaglia che comprende anche Fratoianni, Di Maio e Bonelli: un mischione con idee diversissime, solo per strappare qualche consenso e qualche seggio. Matteo Renzi si è chiamato fuori, e non mancano le stoccate agli ex alleati.

“È finita una telenovela durata anche troppo. Ho pensato a lungo che questa poteva essere la conclusione”, ha esordito il leader di Italia Viva ai microfoni del Giorno. Secondo Renzi, Calenda ha sprecato l’occasione di costruire un polo riformista con un potenziale del 10 per cento. Per Letta, invece, è un clamoroso autogol:“Perché si impegna a candidare con il Pd uno come Di Maio che diceva dell’elettroshock fatto da quelli del Pd ai bambini di Bibbiano. È una scelta che non condivido ma che in ogni caso rispetto”.

Renzi andrà contro questa alleanza contraddittoria, negando ogni presunto contatto con il segretario Pd.Il dialogo continua”, aveva affermato il politico pisano. Ma il senatore di Rignano smentisce nettamente: “A me negli ultimi dieci giorni ha fatto una sola telefonata di due minuti e quaranta secondi. Per dirmi cosa? Sostanzialmente che non voleva Italia viva nella coalizione perché pensava e pensa che gli facciamo perdere più voti di quanti ne guadagni. Questo è il massimo del dialogo che Enrico ha interpretato”.

“Il vero anti-Meloni è Mario Draghi”, ha aggiunto Renzi:“È evidente che se Letta si allea con uno come Fratoianni, che ha votato 55 volte la fiducia contro Draghi, significa che dell’agenda Draghi a loro non interessa niente. Gli interessa solo mettere insieme una grande ammucchiata”. Una strategia che ricorda la gioiosa macchina da guerra di Occhetto, ma in questo caso non ci sono molte facce felici: per il capo politico di Iv, i presunti alleati “stanno insieme e tutti parlano male degli altri”.

Difficile ipotizzare una remuntada della sinistra sul centrodestra, ma non per i 15 punti percentuali di distacco. Per Renzi, infatti, manca la politica. A suo avviso, la rimonta è possibile se si fanno delle proposte, se si lanciano delle idee: “Che so, il piano per le tasse. Invece l’unica cosa che ha saputo dire Letta delle tasse è che ne metterà una nuova di successione. Così passa l’idea che il Pd sia il partito delle tasse”. Insomma, Enrico, il signore delle imposte.


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