ESC: Il Volo, non fu facile superare immagine dei bimbi prodigio

Mag 8, 2022

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    Da più di dieci anni portano in giro per il mondo il Bel Canto, “patrimonio musicale ma anche culturale del nostro Paese”. Il Volo (Gianluca Ginoble, Piero Barone e Ignazio Boschetto) non poteva non essere ospite dell’Eurovision Song Contest a Torino: nella serata finale, del 14 maggio, salirà sul palco del Pala Olimpico con Grande Amore, il brano con cui vinsero il Festival di Sanremo nel 2015 e con cui si piazzarono terzi alla manifestazione europea (ma risultando primi nel televoto del pubblico). “Fu una grande soddisfazione esserci. Il risultato finale non significò granché. Non ci interessano le scelte politiche o i ragionamenti, l’obiettivo finale è arrivare al pubblico. E di quello siamo stati molto orgogliosi. In fondo, è come laurearti con 110 e lode: se devi entrare nel mondo del lavoro, ci entri anche con 90”, raccontano i tre ragazzi, che dal 2015 hanno continuato con successo a portare la loro musica in Europa, America, Asia sulla scia di grandi cantanti che li hanno preceduti come Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli. La vittoria al Festival e il successo all’Eurovision segnarono anche un passaggio importante per la loro crescita. “Non è stato facile distaccarsi dal concetto di bambini prodigio – raccontano -: abbiamo dovuto vincere Sanremo per avere un’immagine più matura artisticamente parlando. Ma anche da grandi abbiamo cercato di mantenere uno sguardo infantile: stupirsi è il segreto di ogni artista. Non abbiamo scelto questo lavoro, è lui che ha scelto noi e abbiamo vissuto la vita che volevamo vivere, non possiamo lamentarci di nulla”. Dall’Eurovision ha preso il via anche la carriera luminosa dei Maneskin, esponenti del rock più vero. “Il Bel Canto è il nostro genere, ma riconosciamo e siamo felici del successo altrui. Loro hanno un grande talento e come noi stanno portando l’Italia in giro per il mondo”. Come riconoscono anche la bravura di Mahmood e Blanco, in gara con Brividi. “Essere all’Eurovision vuol dire rappresentare il proprio Paese ed è un onore. Un po’ mi rivedo in Blanco – dice Gianluca -: abbiamo vinto Sanremo più o meno alla stessa età, a 20 anni. Vivere quelle emozioni e quella botta di vitalità in un periodo così delicato della propria crescita: bisogna stare attenti”. A Torino ci sarà anche Achille Lauro, in rappresentanza di San Marino. “Il fine giustifica i mezzi, ha fatto bene ad andare: avrà una platea di 200 milioni di persone. Una scelta che fa capire quanto possa essere ambizioso un artista. Magari avremmo fatto la stessa cosa…”. A Torino non si potrà dimenticare ciò che sta succedendo in Ucraina. “Queste manifestazioni sono la voce del pubblico, che implorano la pace. Ed è giusto e doveroso che personaggi noti si facciano portavoce. Noi lo stiamo facendo”. Loro in Russia e Ucraina ci sono stati con i loro concerti “ed straziante vedere ora quelle immagini di devastazione: conosci quei posti, conosci quelle persone, hai avuto rapporti con loro, hai cantato per loro”. Difficile ora pensare se tornare o meno in quei Paesi: “Valuteremo quando la situazione sarà più chiara: adesso ogni scelta sarebbe irrazionale e istintiva. Abbiamo fan in Ucraina come in Russia, non tutti i russi sono colpevoli. Siamo vicini a tutti quelli che soffrono, a prescindere dalla nazionalità”. Intanto dal 15 maggio Il Volo riprenderà il tour mondiale che partirà da Barcellona e li vedrà protagonisti in Europa per tutta l’estate e poi da settembre in Canada e Nord America, con i classici del loro repertorio e i brani dell’ultimo disco “Il Volo sings Moricone”. Tappe anche in Italia, a partire dal 3 e 4 giugno all’Arena di Verona (e poi tra le altre Taormina, Ferrara, Torre del Lago, Ostuni, Brescia). “Abbiamo sofferto tanto la lontananza del palco in questi due anni. Un concerto non può mai essere sullo stesso piano di apparizione tv o produzione di un album. Vivi delle emozioni. Come ha detto recentemente Ligabue, quel palco ce lo meritiamo”.


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