“Espulsioni più difficili”. Muro di Lega e Fdi sulla cittadinanza ai minori stranieri

Giu 29, 2022

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La riforma della legge sulla cittadinanza che punta a creare quasi un milione di nuovi italiani approda in aula alla Camera. Nel pomeriggio di mercoledì inizierà la discussione generale sul provvedimento. Il centrosinistra punta ad arrivare ad un’approvazione entro luglio, ma i numeri sono risicati e i tempi sono stretti. La strada, quindi, si preannuncia in salita: Lega e Fratelli d’Italia sono determinati a fare muro, mentre gli azzurri di Forza Italia si dividono tra favorevoli e contrari. Pd, Movimento 5 Stelle, Leu e Italia Viva spingono, invece, per andare fino in fondo.

Una norma che riconosca la cittadinanza ai circa 900mila stranieri con meno di 18 anni nati in Italia o arrivati nel nostro Paese prima di aver compiuto 12 anni che abbiano completato un ciclo scolastico di almeno cinque anni è necessaria secondo la deputata del Pd, Laura Boldrini, promotrice di una delle proposte esaminate nelle commissioni. “C’è differenza – attacca l’ex presidente della Camera – se sei un bambino o una bambina che negli anni passati andava a scuola a Lodi, dove c’era una sindaca leghista che non ti consentiva di mangiare alla mensa perché venivano richiesti i documenti che attestavano il reddito e le proprietà della tua famiglia nei paesi d’origine e questi erano spesso difficili da reperire o se a 18 anni vuoi fare un concorso pubblico e non puoi accedere perché non sei cittadino italiano”.

Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera e relatore del provvedimento parla di “legge di civiltà” e di un “debito da saldare con migliaia di ragazzi che si sentono italiani, ma che non sono riconosciuti come tali dallo Stato”. Lega e Fratelli d’Italia però sono categorici: lo ius scholae non serve ed è solo una bandierina ideologica della sinistra. “Questa legge non ha nessuna rilevanza politica e neanche pratica, i minori stranieri hanno già gli stessi diritti di quelli italiani”, sottolinea al telefono con ilGiornale.it il capogruppo del partito di Matteo Salvini in commissione Affari Costituzionali, Igor Iezzi.

“La Lega – riferisce – ha dato disponibilità a superare eventuali problemi burocratici che possono complicare la vita dei ragazzi stranieri, ma qui si parla di una negazione della libertà, ad esempio quando si dice che uno dei due genitori avrà la possibilità di chiedere la cittadinanza per il figlio indipendentemente dalla volontà del coniuge e del minore stesso”. Il Carroccio, a questo proposito, parla di “prove tecniche di sharia”. E mette l’accento sul rischio che le espulsioni possano diventare più difficili. “Il punto è che con la concessione della cittadinanza ai minori cambia anche lo stato dei genitori, – spiega Iezzi – se un figlio diventa cittadino italiano la madre e il padre non potranno essere mai espulsi, visto che non si può spezzare l’unità della famiglia. L’obiettivo della sinistra secondo me è questo”.

Il deputato leghista è scettico anche sul ruolo della scuola nel promuovere l’integrazione: “Episodi come quelli della notte di Capodanno a Milano o peggio di Peschiera del Garda lo dimostrano”. “Anche a chi ha seminato il panico in nome dell’orgoglio africano e ha molestato le ragazze sul treno perché bianche – provoca – regaliamo la cittadinanza perché ha fatto cinque anni di scuola?”. Il testo, però, non è ancora chiuso. Per questo c’è chi spera in una mediazione che possa portare all’approvazione della riforma in tempi rapidi. Anche se il precedente di Gentiloni che nel 2017 non se la sentì di ricorrere alla fiducia sullo ius soli, pesa.

Marco Di Maio, di Italia Viva, non nasconde le difficoltà, ma rimane possibilista: “Non sarà facile ma speriamo che ci sia disponibilità a sostenere questa legge anche da settori del centrodestra, perché parliamo di una norma di buon senso che lega il conseguimento della cittadinanza al completamento di un ciclo scolastico”. “Non è una apertura indiscriminata a chiunque”, ci tiene a rimarcare, facendo appello a liberali e riformisti. “Non si sta facendo nulla di drammatico, – spiega – è inutile agitare uno spauracchio che non esiste”. Il deputato renziano è convinto che ci sia ancora “margine per coinvolgere altri parlamentari” con la discussione degli emendamenti.

E alle polemiche ribatte: “Avere la cittadinanza o non averla incide eccome, non è solo un fatto di tutela giuridica, chi sceglie di vivere nel nostro Paese e di integrarsi deve poter avere questo diritto”. “E poi – sottolinea – non sarebbe comunque automatico, ma andrebbe fatta istanza”.


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