Eurovision e geopolitica, le tensioni Russia-Ucraina

Mag 4, 2022

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    ROMA – Brani di impatto, show faraonici, look ai limiti tra l’eccentrico e il trash, ma anche equilibri politici, scambi di favori, sfere di influenza a confronto. Pur esaltando la musica come strumento di dialogo tra i popoli, l’Eurovision Song Contest – che torna in Italia, a Torino, dal 10 al 14 maggio – è da sempre cassa di risonanza di alleanze, contraddizioni e conflitti tra i Paesi partecipanti. Bandita la Russia – l’European Broadcasting Union, che organizza l’evento, ha chiuso le porte a Mosca 24 ore dopo l’invasione dell’Ucraina – e data come super favorita della vigilia la Kalush Orchestra ucraina, l’Eurovision non riuscirà ad evitare, almeno a distanza, uno scontro che ha animato il dibattito già negli ultimi anni.

    Nel 2014 le due cantanti di Mosca, le gemelline diciassettenni Masha e Nastia, furono contestate a Copenaghen per l’annessione di fatto della Crimea, avvenuta pochi mesi prima. E l’ex pugile Vitali Klitschko, uno dei protagonisti della rivolta di Maidan a Kiev, invitò a votare per Mariya Yaremtchouk, la rappresentante ucraina, per fare un dispetto a Vladimir Putin. A vincere però fu l’Austria con Conchita Wurst, la drag queen con il volto barbuto, all’anagrafe Tom Neuwirth, suscitando le critiche della Russia, che aveva lanciato una campagna omofoba per escluderla dal concorso. Due anni dopo, a Stoccolma, il trionfo dell’ucraina Jamala con ‘1944’, un brano dal forte impatto emotivo sul dramma della deportazione dei tatari in Crimea sotto Stalin che aveva coinvolto anche la bisnonna della cantante. Una canzone decisamente anti-Mosca, che vinse dopo un duello all’ultimo voto proprio con il rappresentante russo, Sergej Lazarev, dato per favorito alla vigilia e poi finito terzo. “Una vittoria politica, da annullare”, fu il verdetto in Russia.

    L’anno successivo, nel 2017, la finale fu dunque ospitata a Kiev e la Russia non partecipò, perché si rifiutò di sostituire la cantante disabile Yulia Samoilova, che non ebbe dall’Ucraina il permesso di entrare nel Paese poiché si era esibita nella contesa Crimea. Una decisione bollata da Mosca come “obbrobriosa, cinica e inumana”. Nel 2009 era stata invece la Russia a ospitare l’Eurovision. A un anno dal conflitto tra i due Paesi, Mosca riuscì a ottenere l’esclusione della Georgia, che aveva presentato una canzone dal ritornello che si faceva beffe del premier Putin (“we don’t wanna put in’), ma lasciò in gara ‘Mamo’ (mamma), cantata per metà nella sua lingua madre da una ragazza di origine ucraina, con musica di un georgiano e parole di un estone. Per la cronaca, la prima vittoria ucraina è del 2004, con ‘Wild Dances’ cantata da Ruslana, che poi sarebbe scesa in piazza per la cosiddetta Rivoluzione Arancione. Negli annali anche l’edizione del 2007: a rappresentare Kiev fu la drag queen Verka Serduchka (all’anagrafe Andriy Danylko), con i suoi costumi color argento metallizzato e il brano Dancing Lasha Tumbai, parole da alcuni giudicate foneticamente simili a ‘Russia goodbye’.

    L’anno scorso, invece, è stata espulsa la Bielorussia, dopo la presentazione di due brani a sostegno del regime di Lukashenko. 
       


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