Ex candidato sindaco vestito da deportato, ‘stessi limiti’

Nov 10, 2021

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    (ANSA) – PORDENONE, 10 NOV – “Non ce l’ho con gli ebrei,
    voglio solo dire che le limitazioni che ci stanno imponendo sono
    le medesime del 1937 e sappiamo tutti come è andata a finire
    rispetto alle libertà personali”. E’ la motivazione alla base
    dell’abbigliamento che l’avvocato Vitto Claut, già candidato
    sindaco alle elezioni comunali di Pordenone, sta indossando
    nelle ultime settimane: una divisa a righe che richiama quella
    degli internati dei lager, con tanto di numero di riconoscimento
    e stella di David. Un’azione eclatante per ribadire la sua
    contrarietà al Green pass.
        Divisa che non usa per andare in tribunale: “Lì non si fa
    politica e non si discute di queste cose”, si giustifica. “Non
    temo comunque alcuna reazione da parte dell’Ordine degli
    avvocati, perché non ho commesso alcun reato salvo rivendicare
    libertà per ognuno di noi”.
        Candidamente, il legale pordenonese ammette di non essersi
    vaccinato per paura di morire o di gravi effetti collaterali,
    anche se “avendo visitato 178 Paesi nel mondo, in passato mi
    sono sottoposto a ogni tipo di vaccinazione”, precisa. Per oltre
    un mese, ricorda, ha lavorato in un kibbutz, dove ha insegnato
    la matematica ai bambini. “Ho anche visitato cinque diversi
    campi di concentramento”, uscendone stravolto. “Questo vestito –
    dice – non rappresenta quella parte del dramma dell’Olocausto,
    ma le leggi che hanno fatto scaturire la totale soppressione
    delle libertà personali. Se si sovrappongono le limitazioni del
    1937 e quelle odierne non si trova alcuna differenza”, insiste.
        Claut il 20 novembre sarà a Roma “con Pappalardo e i gilet
    arancioni: come ho già fatto recentemente impiegherò 13 ore
    usando solo treni regionali per raggiungere la capitale perché
    sulle Frecce non ci fanno salire, come fossimo degli appestati.
        L’ho detto anche a un mio ormai ex amico, forse il migliore che
    avevo, che mi ha tolto il saluto da quando ha saputo che non mi
    sono vaccinato: il rischio di contagio resta uguale e l’unica
    certezza la danno i tamponi”. (ANSA).
       


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