Fallito il tentativo di “laicizzare” la sinistra comunista

Gen 3, 2022

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D’Alema torna a casa assieme al partito ectoplasma Articolo 1, ma dal Pd non paiono voler sacrificare il vitello grasso. La risposta piuttosto dura di Letta, che nega il partito sia guarito dalla «malattia» del renzismo, fa trasparire non poca irritazione ed è quella che in psicanalisi verrebbe definita una reazione sintomale, ovvero di ritorno del rimosso. Nonostante le ironie sul pensionato, nel Pd sanno che D’Alema è il migliore dei loro, che molti gli devono tutto (a cominciare dal neo sindaco di Roma) e che ha eliminato più segretari lui di qualsiasi leader di destra. Inoltre Letta teme che un partito storicamente balcanizzato gli esploda nei giorni del voto del Quirinale, magari dopo qualche telefonata di D’Alema. Ma le parole di Letta sono un ritorno del rimosso perché egli sa che D’Alema ha ragione. Che il Pd è regredito ed è tornato un partito post comunista, tassatore e assistenzialista. E che l’ex leader di Articolo 1, grande amico del comunismo cinese e suggeritore di Conte, ha diritto a sentirsene a casa più di tanti altri.

Del resto, non intende Letta allearsi con i 5 stelle? La piattaforma D’Alema è quella più consona. Problemi loro, ma dal nostro punto di vista riteniamo che il rientro di D’Alema sigli la definitiva sconfitta del tentativo renziano di laicizzare la sinistra. E diciamo laicizzare perché il processo va spiegato con le categorie della ecclesiologia più che della scienza politica. Il Partito, la Ditta come la chiama Bersani, può essere liberista o statalista a seconda del momento, può accogliere tutti, democristiani, liberali, persino fascisti, è un Proteo che può prendere ogni forma. L’importante è che mantenga il potere e che le decisioni restino sempre nelle mani di un gruppo dirigente riprodotto per auto cooptazione. Chiunque abbia provato dall’esterno o dall’interno a laicizzare la sinistra italiana, liberandola dalla ipoteca comunista, rendendola competitiva, in grado di andare al potere dopo aver vinto le elezioni, non di tenerlo pur perdendole regolarmente, è finito male. A questo punto, o Renzi si auto esilia (ma non vorremmo dare suggerimenti ai pm) oppure dovrebbe continuare la sua missione di rinnovare la sinistra italiana, dialogando con il berlusconismo. Che un pezzo di sinistra possa entrare nel centrodestra può sembrare strano in ogni Paese, ma non in quello in cui la sinistra è ancora egemonizzata dalla mentalità comunista. In fondo, nel 1994, senza l’apporto dei craxiani, Forza Italia non avrebbe avuto quella forza. E la storia, in forme diverse, potrebbe ripetersi.


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