Fedez s’attacca all’antiberlusconismo per spingere il disco (e far soldi)

Nov 15, 2021

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    “Vi siete fatti pigliare per il culo da quello che avete descritto come uno stupidotto con la terza media”. Eccolo lì Fedez che gongola su Instagram, contento di aver trollato (leggi: preso in giro) tutti quanti resgistrando il dominio fedezelezioni2023.it. Eccolo lì gettare in pasto ai suoi follower (13milioni!) storie infarcite di antipolitica e stilettate contro giornali e giornalisti. Sembra il grillino-tipo degli albori del Movimento 5 Stelle: un vaffa al Sistema e una dose poderosa di bieco antiberlusconismo. Nessun credo politico, però. Nessuna ideologia. Solo il lancio pubblicitario del nuovo album, Disumano. Marketing allo stato puro, con il costante obiettivo di macinare soldi.

    Fedez aveva già fatto parlare di sé col primo video, Morire morire. Gli skin che lo pestano, un sindaco con la fascia tricolore sul petto che gli urina addosso. Polemica e clic. Clic e soldi. Una montagna di soldi. In questo è bravo. Gliene dobbiamo dare atto. Ma un conto è trasformare tutto in monetine che piovono dal cielo come in una slot machine di Las Vegas, un altro è andare a soffiare sul fuoco dell’antipolitica per fomentare un sentimento ostile che per anni già i Cinque Stelle hanno alimentato con conseguenze a dir poco deleterie. Quando ha deciso di pagare il dominio fedezelezioni2023.it, sapeva già che avrebbe scatenato il putiferio. Dalla sua non è nuovo a intromettersi in politica (l’inno-spot per Italia5Stelle, la polemica con la Rai, lo spot per il ddl Zan e via dicendo). Parlamentari, analisti e commentatori lo hanno preso sul serio, anche se con una punta di incredulità, e così il dibattito di una sua possibile discesa in campo è finito sulle prime pagine dei quotidiani, nei talk show di prima serata e nei comunicati stampa di deputati e senatori. E lui zitto a ridersela dietro le quinte per una settimana.

    Cosa voleva dimostrare Fedez con questa provocazione? Che non bisogna dargli retta, alla stregua di un buffone di corte? “È stato difficilissimo stare zitto una settimana”, spiega tronfio e sorridente (il viso raggiante come un bambino che l’ha fatta alla maestra) svelando che l’acquisto da parte della sua società, la Zdf, di fedezelezioni2023.it altro non era che un’immensa “presa per il culo”. “Il dominio scadeva a novembre 2022, quindi sarebbe bastato fare una piccola ricerca ai giornalisti per comprendere che era una stronzata. Ma io credo che questa grande trollata, la dica lunga sullo stato di salute del giornalismo italiano, perché nonostante tutti fossero consci che fosse una trollata, per loro era più importante fare finta che fosse vero”. Ebbene sì: nessuno ha controllato. L’errore è stato pensare che fosse una persona seria. Un po’ come quando, in nome della crociata contro l’omofobia, hanno tutti pensato che la nuova linea di smalti unisex fosse una dimostrazione di inclusività. Ma figuriamoci. Un immenso circo arcobaleno in nome del business.

    In una pagliacciata di tale portata poteva forse mancare l’intramontabile odio nei confronti di Silvio Berlusconi? Macché. Nel video postato su Instagram Fedez “scippa” al Cavaliere il discorso del ’94. Stessa ambientazione, stesso canovaccio. Qualche parola cambiata al momento giusto per esprimere concetti diametralmente opposti e insultare l’ex premier. “L’Italia è il paese che amo. Qui ho le miei radici, le mie speranze, i miei orizzonti – attacca il rapper – qui ho imparato da mio padre e dalla vita il mio mestiere di truffatore”. E ancora: “Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande incubo, quello di un’Italia sempre più ingiusta e menefreghista verso chi ha bisogno”. Sembra di assistere a un vecchio spettacolo di Beppe Grillo. Stessi toni, stessa incoerenza. Fedez che rinfaccia ai politici di usare la politica per il proprio tornaconto e poi fa lo stesso per pubblicizzare il nuovo album. Eh sì. Perché il video-parodia di Berlusconi fa parte di una campagna pubblicitaria per far parlare di sé e spingere le canzoni in cima alla classifica dei dischi più scaricati su YouTube o Spotify. “Ho preparato una serie di cartelloni elettorali che vedrete in giro per l’Italia che sono tra i più grotteschi, di cattivo gusto, squallidi e disumani che abbiate mai visto in questo paese, ma non così lontani dalla realtà”. E ogni like sotto il post è un mattoncino d’oro in più al grande impero milionario dei Ferragnez. Questo sì che è “grottesco, di cattivo gusto, squallido e disumano”. Ma è il business.


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