“FFP38”, “Inaccettabile”: scontro di fuoco tra Malan e Sileri: cosa è successo

Mag 12, 2022

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    Durante la discussione delle Commisioni 1 e 12, quelle relative agli affari costituzionali e all’igiene e sanità, sulla conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 marzo 2022, n° 24, recante disposizioni urgenti per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia, il senatore Lucio Malan si è esposto in un paragone quantomeno azzardato che ha scatenato la bufera.
    Discutendo sul prolungamento dell’uso delle mascherine fino al 15 giugno, in particolare riferimento ai bambini, ha infatti affermato che nel loro caso “le mascherine di qualunque tipo sono così nocive da poterle indicare con la sigla FFp38, invece di FFp2”.

    L’accostamento del dispositivo di sicurezza all’arma simbolo degli anni di piombo, la pistola P38, ha gettato nello sdegno i colleghi che non hanno potuto fare a meno di criticare malamente le affermazioni di Malan e chiedere provvedimenti in seguito all’accaduto. “Trovo inaccettabile e assolutamente da censurare l’accostamento di Malan”, ha affermato subito il Sottosegretario Sileri spostando, così, l’attenzione su quel paragone e tralasciando, di conseguenza, la discussione sulle misure decise dal Governo fino al termine stabilito del 31 dicembre di quest’anno.

    Imbarazzo più totale anche per il dem Dario Pardini che ha invitato il senatore Malan “a non utilizzare espressioni che richiamino una pagina drammatica della storia italiana”.

    Non è mancato il commento di Toninelli che ha scelto la strada del vittimismo: “Ritengo che quella del Senatore Malan non possa essere considerata una semplice battuta mal riuscita. A mio avviso, non è sufficiente una mera espressione di censura di parole che ritengo demenziali, soprattutto in un periodo storico caratterizzato da tensioni di vario genere. Ritengo che la reazione sarebbe stata ben più rigorosa, se le stesse parole fossero state pronunciate da un esponente del Movimento 5 Stelle”.

    Dalla sua il parlamentare del partito di Giorgia Meloni si è difeso – tirandosi ancora di più la zappa sui piedi – spiegando che le affermazioni erano state fatte “per alludere alla pericolosità delle mascherine”. Niente da fare, Malan non torna indietro e si spinge oltre accostando senza se e senza ma la pericolosità di un’arma da fuoco con quella di un dispositivo di sicurezza per la salute dei cittadini.

    In suo aiuto – per smorzare la situazione e cercare di recuperare quantomeno l’istituzionalità che i parlamentari dovrebbero interpretare – una schiera di colleghi, tra cui Augussori, Ruotolo e anche la Presidente, che in un coro unanime hanno proposto di uscire da questo impasse e tornare alla discussione del decreto, sicuri che il senatore Malan si sarebbe scusato per le affermazione dette e confidando in un più espicativo chiarimento.

    Le mie parole non avevano certo un intento celebrativo dei fatti violenti commessi in passato, né dell’arma utilizzata in quelle occasioni, tanto che ho volutamente detto FFp38 e non – come qualcuno sembra aver inteso – P38”, ha spiegato il meloniano ormai messo all’angolo. “Chiedo scusa nei confronti di chi si è sentito offeso dall’uso delle mie parole. Quella sigla però è stata pronunciata in aula trent’anni fa, da altra politica, senza provocare altrettanto scandalo”, ha concluso Malan, lanciando una frecciata non indifferente agli avversari.


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