• “Forza Italia difende a spada tratta il ministro Nordio”

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    Da quando il governo guidato da Giorgia Meloni ha iniziato ad avviare una radicale e importante riforma della giustizia, guidata in primis dal guardasigilli Carlo Nordio, partendo dalle intercettazioni sino ad arrivare all’abuso di ufficio, sono iniziati – i mai sopiti – contrasti con la magistratura. A breve ci sarà anche l’importantissima nomina del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, una delle posizioni chiave delle istituzioni e che inevitabilmente necessita di un accordo tra partiti (in genere di maggioranza) e alcune correnti dei giudici di area. Una nomina alla quale il centro-destra tiene moltissimo e in questi giorni proprio il segretario della Lega, Matteo Salvini, che ha nell’avvocato Fabio Pinelli il suo candidato, ha invitato ad abbassare i toni. Dal Quirinale intanto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, capo del Csm, ribadisce l’importanza dell’indipendenza della magistratura come pilastro della vita democratica. Tuttavia nei corridoi di Palazzo Madama, quando arrivano i senatori per il dibattito in aula, tra i vari capannelli in cui ci sono qualche cronista e parlamentare di sinistra, si commentano le posizioni di Nordio sulle intercettazioni. Qualcuno si sbilancia ancora sul trojan: “È utile. Come si può definire incivile?“. A chiarire la posizione del centro-destra, se è compatto sulla figura del ministro – Conte ha ventilato anche una fumosa mozione di sfiducia – il Giornale.it ha avuto modo di incontrare Pierantonio Zanettin. Senatore di FI, avvocato, ex consigliere del Csm, una delle più autorevoli voci del panorama giuridico parlamentare, lo abbiamo interpellato per capire se il governo sostiene nella sostanza il lavoro di Nordio: “Non posso esprimermi a nome del governo, però come capogruppo di FI in Commissione giustizia posso affermare che il nostro partito lo difende a spada tratta”. Zanettin è un estimatore del ministro, tanto che ricorda: “È il più fedele interprete del garantismo giuridico. Non dobbiamo dubitare della sua buona fede”. Dalla separazione delle carriere all’abuso di ufficio, i temi dibattuti sui giornali e nella commissioni sono molti. Soprattutto il secondo raccoglie un vasto consenso anche tra i tanti sindaci di centro-sinistra che sono sempre più spaventati dal loro “potere di firma” con il rischio di trovarsi indagati e quindi travolti dal processo mediatico-giudiziario. Riguardo appunto a questo reato richiamato all’art. 323 del Codice Penale, Zanettin è chiaro: “Ci sono due correnti di pensiero. Cancellarlo oppure svuotarlo. Troveremo certamente un compromesso ma dovendo scegliere è più opportuno cancellarlo evitando ulteriori confusioni in merito”. Sulla separazione della carriere, l’altro tema cardine del programma politico del centro-destra e del governo, il senatore è più che positivo: “Abbiamo un’ampia maggioranza”, riferendosi probabilmente anche ai rappresentati del Terzo Polo, “e adesso si tratta solo di trovare la volontà politica per attuarla”. Se c’è il timore di una reazione di settori importanti e potenti del sistema giudiziario, per una riforma che si annuncia storica, la risposta è netta: “La magistratura è conservatrice, rifiuta ogni riforma, però deve accettare che la politica faccia la sua parte”. La strada è quindi ancora lunga, dal Senato ai tanti comuni italiani, dalle commissioni al Quirinale, da Palazzo Chigi a Palazzo dei Marescialli si attendono le prossime mosse di un guardasigilli che non ha – almeno nelle sue intenzioni – nessuna voglia di indietreggiare.


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