• Franceschini e la profezia alla Fassino: “Possiamo rimontare”

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    Col re delle profezie sballate Piero Fassino un po’ sottotono vista la brutta aria che tira intorno alla sinistra, il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha deciso di prendere il suo posto e sfregare la palla di vetro piddinocentrica per sfoderare la solita analisi dem sconnessa dalla realtà.

    In un’intervista a Repubblica, Franceschini sostiene che, a dieci giorni dalle elezioni, il vento sarebbe “cambiato”. In favore della sinistra ovviamente, che però è assolutamente indietro rispetto all’alleanza di centrodestra, è sfaldata in almeno tre soggetti diversi, è delusa dalle liste compilate da Enrico Letta ed è in subbuglio al suo interno perché attende lo spoglio con lo stiletto già in mano.

    Franceschini, però, novello Giuliacci, fuori dal suo ufficio in via del Collegio romano si è inumidito l’indice, l’ha sollevato per aria e ha capito che il vento sarebbe cambiato. Ora, dice: “La rimonta è possibile. La destra è arrivata a dieci giorni dal voto con troppa baldanza ma la gente sta iniziando a capire“.

    Che la strategia elettorale dei big del Pd sia già da luglio basata su un entusiasmo di facciata per convincere i propri elettori che il risultato del voto non sia già scritto è comprensibile, avventurarsi in pronostici del genere quando la crescita del centrodestra è certificata non da settimane, ma da anni di sondaggi e voti riscossi soprattutto alle amministrative, è invece una fassinata in piena regola. Che, specie sui social, sta già scatenando l’ilarità di molti utenti tra cui quelli dello stesso Pd.

    Dice Franceschini: “I sondaggi di agosto non valgono molto: la gente che ritorna al lavoro tocca con mano la drammaticità dei problemi“. Quello che dimentica, è che i problemi degli italiani non sono stati messi in stand-by dalle vacanze estive, c’erano già ed erano parecchi. Molti dei quali talmente datati da averli spinti ad abbandonare la scialuppa Pd che gli aveva promesso di portarli a riva senza remi, e di accasarsi presso altri lidi. Quindi, semmai, è proprio l’ulteriore presa di coscienza dei drammi a non deporre a favore del partito che, a vario titolo, ha governato negli ultimi 10 anni.

    Ma il meteorologo non molla: “All’inizio è salita un’ondata di novismo, la stessa che portò Salvini al 34% nel 2019 o i Cinque stelle nel 2018 al 33%. Questo ‘vento di agosto’ si è provvisoriamente collocato sulla falsa novità di Meloni. Ma ora lo avverto che sta cambiando il vento: ieri mattina ero in Friuli, nel pomeriggio a Napoli e ho visto una straordinaria mobilitazione. Ci sono tutte le condizioni per fare una rimonta“.

    Un barometro davvero interessante. Franceschini ha omesso, però, che in Friuli anziché una mobilitazione ci sono state varie visite istituzionali, a Gradisca d’Isonzo, a Villa Manin a Passariano e a Ruda, ma ha evitato come la peste la tappa di Gorizia, che pure è lì a due passi, nonostante sia stata nominata Capitale europea della Cultura 2025. La città è amministrata dal centrodestra (come pure la Regione del resto) e lì la rosa dei venti di Franceschini sarebbe andata in tilt.

    A Napoli, invece, pur giocando in casa visto che il sindaco Manfredi è stato eletto anche con i voti del Pd, la contestazione se l’è presa in pubblica piazza, a opera di alcuni membri del Comitato contro il trasferimento della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III da Palazzo Reale, in piazza del Plebiscito, a Palazzo Fuga, in piazza Carlo III. Gli hanno urlato slogan come: “Napoli non si vende: no privatizzazioni, no fondazioni ed eventi privati nei luoghi della cultura“.

    Davvero un successone, specie nella città dove concorrerà in prima persona da capolista al Senato nel plurinominale Campania P01. Una mobilitazione straordinaria capace di far pensare che sì, il vento in Italia sia cambiato parecchio ma in direzione ostinata e contraria rispetto a quella che si augura lui, talmente a corto di idee da scegliere di rispolverare l’equazione “Giorgia Meloni come Marine Le Pen” vecchia di almeno 4 anni, per provare a diversificare rispetto ai colleghi di partito che i ritornelli “Meloni come Orban”, “Meloni come Putin”, “Meloni come Duda” li hanno già consumati tutti.

    La strampalata profezia di Franceschini, comunque, un fondo di verità ce l’ha: il vento contrario al Pd è cambiato. Ora è un tifone.


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