Franco promette il taglio di Irpef e Irap, Ma non spiega come

Nov 24, 2021

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    Il tavolo tecnico sulla riforma fiscale da inserire in manovra anche ieri ha registrato uno stallo sostanziale. Proprio nel giorno in cui dalle audizioni di Banca d’Italia e dell’Ufficio parlamentare di Bilancio sono giunti alcuni caveat.

    Al ministero dell’Economia il ministro Daniele Franco ha continuato a dispensare slide con le simulazioni dei vari tagli a Irpef e Irap. Nessun passo avanti, tuttavia – secondo i rumor – si starebbe pian piano facendo strada l’idea di ridurre il numero delle aliquote Irpef da 5 a 4 con la rimodulazione delle aliquote e l’innalzamento della no tax area. Come detto, il condizionale è d’obbligo sia perché questa soluzione assorbirebbe più dei 6 miliardi sugli 8 totalmente a disposizione per intervenire sull’imposta sui redditi sia perché il centrosinistra – per non perdere l’aggancio con il sindacato – tiene il punto. Anche perché l’unico modo per recuperare ulteriori risorse è l’«assorbimento» del bonus Renzi (portato a 100 euro mensili dal taglio del cuneo fiscale) all’interno di questo nuovo regime. Se, come prospettato, la terza aliquota Irpef dovesse essere abbassata (scendendo, ad esempio, dal 38 al 34%), i redditi fino a 55mila euro otterrebbero un cospicuo sconto. Resterebbe da rimodulare il prelievo sui redditi fino a 28mila euro e soprattutto vedere quanto doloroso sarà il «salto» all’aliquota più elevata. «Dobbiamo vedere le ricadute», ha spiegato il viceministro dello sviluppo, Gilberto Pichetto, rappresentante di Forza Italia, sottolineando che sull’Irap «è ancora tutto aperto». Nell’audizione in commissione Bilancio in tarda serata il ministro Franco non si è sbilanciato. «È importante che questi fondi siano utilizzati per sostenere le famiglie e la nostra competitività e che gli interventi siano coerenti con i principi della legge delega» sul fisco, ha detto» aggiungendo che il Pil 2021 dovrebbe crescere del 6,2-6,3% e di conseguenza il deficit/Pil attestarsi al di sotto del 9,4% della Nadef.

    Ed è proprio sulla riforma del fisco che ieri è intervenuta in audizione la Banca d’Italia. «Sarebbe opportuno che eventuali margini della legge di Bilancio 2022 derivanti da un andamento dei conti pubblici migliore delle attese venissero utilizzati per accelerare il processo di riduzione del debito», ha rilevato Fabrizio Balassone, capo del servizio Struttura economica di Via Nazionale. Altresì è stato fortemente criticata la riforma degli ammortizzatori del ministro del Lavoro, Andrea Orlando. «A regime andrà verificato che le nuove aliquote contributive consentano di coprire i costi garantendo l’equilibrio finanziario nel medio periodo», ha aggiunto Balassone rilevando che «superata l’eccezionalità della crisi da Covid-19, sarebbe opportuno rivedere la procedura per la concessione delle integrazioni, introducendo presidi aggiuntivi per prevenirne utilizzi opportunistici». Riserve sull’opportunità di finanziare un sistema che opera «in continuità di rapporto di lavoro» erano già state avanzate da Confindustria. L’Ufficio parlamentare di Bilancio, authority dei conti pubblici, ha invece osservato il permanere di «criticità» nel reddito di cittadinanza e l’«indeterminatezza» della riforma fiscale così come delineata. Oggi la Commissione Ue dovrebbe dare il via libera alla legge di Bilancio. «Sono tranquillissimo, quando sono con Valdis sono tranquillo», ha detto il commissario Paolo Gentiloni camminando a Strasburgo insieme al collega «falco» Dombrovskis. Questa volta, però, non dovrebbero esserci sorprese sgradite.


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