Fuoco amico su Conte: “Ora basta, così finiamo sotto il 10%”

Dic 29, 2021

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    Un monito duro per strigliare Giuseppe Conte che, a distanza di mesi dalla presa del timone, non sembra aver prodotto effetti positivi né sui gruppi parlamentari né sull’elettorato. Il grillino Vincenzo Spadafora non si nasconde e palesa più di qualche preoccupazione per il futuro del Movimento 5 Stelle, che rischia di perdere ulteriore consenso tra gli elettori italiani. L’ex ministro dello Sport, intervistato dal Corriere della Sera, ha denunciato un modo di agire che non sta piacendo alla base pentastellata e che dunque si appresta a essere definitivamente fallimentare.

    Il monito di Spadafora

    La convinzione di molti grillini era che il nuovo corso targato Conte potesse dare una spinta positiva almeno nei sondaggi, ma dalle recenti rilevazioni emerge che il M5S continua a calare e non riesce a risollevarsi. Motivo per cui Spadafora si dice “molto preoccupato“: il deputato teme che, continuando su questa strada, i 5 Stelle possano “scendere sotto il 10%“. Perciò tiene a rimarcare la necessità di tornare “a una azione politica incisiva“.

    L’ex ministro non si ferma qui e va oltre: dichiara senza giri di parole che le prime scelte di Conte hanno “disorientato non poco il nostro elettorato“. Così sul banco degli imputati finisce proprio il presidente del Movimento, accusato di aver trasformato e snaturato eccessivamente la galassia grillina. L’ultima piroetta è arrivata sull’accesso al finanziamento pubblico, con il via libera al finanziamento del 2xmille e al finanziamento privato in regime fiscale agevolato attraverso l’iscrizione al registro nazionale.

    Spadafora già nel mese di novembre aveva fatto piovere critiche sul capo di Conte, puntando il dito contro la sua leadership e le prime mosse da massimo esponente. “È un po’ in affanno rispetto al progetto iniziale e alla spinta iniziale che voleva imprimere già dai primi giorni della sua presidenza“, aveva sentenziato. Probabilmente all’inizio aveva sottovalutato le difficoltà nel gestire un gruppo così complesso e solo strada facendo ha acquisito la piena consapevolezza della complessità del suo ruolo.

    La corsa al Quirinale

    Il prossimo fronte su cui tastare la leadership di Conte sarà la partita per il Quirinale. I discorsi per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica entreranno nel vivo a gennaio, dopo l’approvazione della manovra di fine anno. Per ora i 5 Stelle non sembrano sbilanciarsi e indicano genericamente un profilo femminile come nuovo capo dello Stato. Ma chi sarà nello specifico? Di quale area politica? Sarà una candidatura autonoma o condivisa con il Partito democratico?

    La mossa di Conte però non è piaciuta a molti. Come scritto da Laura Cesaretti su ilGiornale in edicola oggi, così vorrebbe sminare dal campo le ipotesi di Mario Draghi e Silvio Berlusconi. Un modus operandi che ha colto in contropiede il Partito democratico. Ieri il presidente grillino ha riunito i vertici M5S per discutere della strategia in vista della partita per il Quirinale. E non può passare inosservato un dettaglio di rilievo: Luigi Di Maio non era presente alla riunione per un impegno istituzionale in Tunisia.

    Conte deve riuscire a tenere uniti i gruppi parlamentari, che devono essere coinvolti in un ragionamento politico condiviso e non a cose fatte“, è l’avvertimento di Spadafora. Anche il Movimento 5 Stelle ribadisce la necessità di evitare scossoni al governo, blindando dunque Mario Draghi a Palazzo Chigi fino al termine della legislatura nel 2023.

    Comunque l’elezione del presidente della Repubblica può essere condizionata dal fattore Covid: le eventuali positività di alcuni grandi elettori potrebbero far abbassare il quorum e scombussolare gli equilibri politici. Per Spadafora è fondamentale non solo eleggere il capo dello Stato in maniera rapida alle prime votazioni, ma pure valutare la “possibilità di consentire anche a eventuali positivi di poter votare in completa sicurezza per tutti“.


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