Giovanna Melandri, lascio Maxxi triste e orgogliosa

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“Sono un po’ triste è inevitabile ma anche molto molto orgogliosa del lavoro fatto insieme a tantissime persone. Non smetterò mai di amare questo posto che è nel mio cuore dal giorno in cui Zaha Hadid mi portò al ministero il primo disegno. Faccio gli auguri al mio successore, certa di consegnare un gioiello italiano, europeo ed internazionale. Il Maxxi è molto piu’ di un museo è comunità, sperimentazione, avanguardia, collaborazione” ha detto Giovanna Melandri che ha tracciato un bilancio di 10 anni di presidenza della Fondazione Maxxi, un incarico che dal 12 dicembre sarà nelle mani di Alessandro Giuli, nominato ieri dal ministro della cultura Gennaro Sangiuliano. Emozionata, salutata con una lunga standing ovation e tanti abbracci nell’auditorium dell’inconico edificio di Via Guido Reni a Roma, ha concluso citando Cesare Pavese: “Che le rose continuino a fiorire sul suo sentiero” e lanciando la prossima mostra su Bob Dylan artista, che aprirà il 16 dicembre, ha detto ‘I will dont look Back”. Poteva restare ancora? “L’avvicendamento nele istituzioni era nell’ordine delle cose, si poteva fare anche un’altra scelta ma insomma basta, fine, adesso oggi è il giorno in cui faccio gli auguri di buon lavoro al nuovo presidente”, ha detto a margine dell’incontro. Melandri ha fatto un puntuale excursus su tutto quello che in 10 anni è stato capace di essere il Maxxi, centro culturale, polo attrattivo di ogni arte, al servizio della cittadinanza e anche molto altro, “un luogo aperto di piccola diplomazia culturale”, ha detto ricordando le tantissime collaborazioni internazionali, la rete di relazioni in giro per il mondo, le ‘uscite’ fuori dell’Italia di mostre prodotte e in tour al Moma, al Barbican, alla Serpentine. “Una storia bella, avventurosa, complicata, collettiva, illuminata sempre innanzittutto dalla visione dai bagliori degli architetti, artisti, designer”, ha detto all’inizio tracciando la storia del Maxxi, “meraviglioso viaggio”, interrotta da applausi quando ha citato uno ad uno il team, a cominciare dallo spirito libero dal mercato di Hou Hanru, direttore artistico che ha abbracciato con slancio. Nella collezione di arte ci sono 678 opere, 102 fondi di archivio con oltre 400mila documenti, 2600 immagini fotografiche di 98 autori. Ma se il Museo nazionale delle arti del XXI secolo è il cuore fondante, è tutto il resto del ‘sistema Maxxi’ a renderlo speciale ossia le attività all’estero, gli eventi culturali dai libri al cinema, il patrimonio librario, l’attività educativa con corsi di alta formazione e 5 convenzioni co Università italiane e internazionali (con aree di studio per gli studenti sempre piene). E poi ancora il Maxxi L’Aquila, la costola aperta nel 2021 a Palazzo Ardingheli gioiello del barocco nella città ancora ferita dal terremoto, una sfida tra mostre e festival internazonali e sezione sul metaverso (Maxxiverso) vinta con 36mila visitatori ad oggi. E poi ancora, la relazione decisiva con i mecenati, una “collaborazione non effimera tra pubblico e privato”, ha detto citando gli Amici del Maxxi di American Friends, sottolineando che sono oltre 250 le aziende che contribuiscono, in particolare le major Enel, Bulgari e Alcantara. Dopo la crisi con la pandemia, l’anno record di visitatori e l’orgoglio dell’apertura dopo 30 anni di Casa Balla al Celio, sold out dal primo giorno e fino al 31 dicembre 2022 (“mi auguro che il nuovo governo non la chiuda”) e dell’apertura il 16 novembre della mostra su ‘Pier Paolo Pasolini Tutto è santo. Il corpo politico’ in collaborazione con Palazzo Barberini e Palazzo delle Esposizioni. E il futuro? “Tante mostre sono già state programmate perchè i musei vivono di progettazione a lungo termine”. E poi il Grande Maxxi, messo ‘in sicurezza’ con risorse economiche definite, e già registrato, dice all’ANSA, alla Corte dei conti e “che spero con tutto il cuore di vedere. Ho letto dichiarazioni di Giuli nel segno della continuità, di apprezzamento del lavoro che consegniamo”: un centro che coniuga arte con architettura, tecnologia, paesaggio, urbanesimo, “un progetto di rigenerazione urbana al servizio del paese, in cui la sostenibilità esce dalla retorica e diventa concreta, diventa cambiamento anche con la prima isola microclimatica in Italia (dallo stesso studio Bas Smet che a Parigi sta disegnando una analoga isola intorno alla Notre Dame ricostruita dopo l’incendio) che servirà anche a mitigare le ondate di calore e a diventare una galleria d’arte giardino a cielo aperto, un progetto meraviglioso che rompe – ha proseguito – anche un altro tabù, l’installazione di impianto fotovoltaico su architettura antica, per dare vita ad una prima comunità energeritca insieme museo Maxxi e attiguo edificio del Demanio militare”.


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