Gli analfabeti del comunismo

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La pletora di antifascisti in assenza di fascismo non riesce a dichiararsi anticomunista neppure a trentatré anni di distanza dalla caduta del Muro (9 novembre 1989). Per appartenere alla famiglia liberal-democratica è necessario essere antifascisti e anticomunisti. Il concetto è semplice, infatti si è affermato in tutto il mondo occidentale, tranne in Italia.

Ieri abbiamo assistito a una polemica grottesca contro Giuseppe Valditara, il ministro dell’Istruzione e del Merito, colpevole di aver scritto una lettera agli studenti in cui si dice: la caduta del Muro di Berlino ci ha consegnato un mondo più libero, il comunismo voleva creare il paradiso in terra invece ha fatto milioni di morti. Qualcuno, per ignoranza o in cattiva fede, si sorprende del comunicato, insinuando sia una direttiva da Minculpop. I ministri hanno sempre scritto lettere agli studenti in occasione del ricordo di un evento storico. Basta andare sul sito del ministero, se ne trovano decine: nessuno è mai stato accusato di fare politica. Quindi il problema deve essere proprio il contenuto della lettera. Un’ovvietà per tutti, ma non per i nostalgici che vorrebbero vivere in un eterno dopoguerra. Paradossalmente, la reazione avvalora il messaggio del ministro. In effetti, per avere più libertà, ci sarebbe bisogno di intellettuali consapevoli di quello che dicono.

L’equazione democrazia uguale antifascismo è stata inventata dalla propaganda del Partito comunista italiano. L’altra equazione sbagliata è Resistenza uguale Partito comunista italiano. Molti comunisti erano antifascisti ma non democratici, fedeli alla linea più che all’Italia. Deposero le armi per ordine del Partito. Il segretario Togliatti non fece altro che adeguarsi alla volontà di Stalin. Il tiranno sovietico era impegnato a consolidare il potere sull’Europa orientale e non voleva aprire un nuovo fronte. Nella Resistenza, poi, c’erano anche i cattolici, i militari, i monarchici, i liberali, gli anarchici, gli azionisti. Sulle vittime del comunismo, inutile discutere: le cifre possono essere discordanti ma è impossibile negare sia stato una tragedia.

Ci sono fior di studi su ogni questione, a partire da quelli di Elena Aga Rossi e Victor Zaslavsky sulla puramente strategica «svolta democratica» del Pci. Se ne consiglia la lettura a membri dell’Anpi fuori dal tempo, storici a senso unico, politici analfabeti di ritorno ma anche di andata, ideologi della domenica, laureati all’università della vita, opinionisti esperti di tutto e niente.

I fatti di ieri sono anche una lezione per il centrodestra: la cultura conta. Il centrodestra non ha mai saputo creare un clima favorevole alla libertà. Anche per questo oggi deve difendersi da accuse al limite (superato) dell’idiozia.


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