Gunda, dolce scrofa che rende tutti vegetariani

ROMA – Nessun animale esotico, ovvero nessuna distrazione. Protagonisti invece solo una normalissima enorme scrofa, GUNDA, coi suoi nove cuccioli, una gallina con una gamba sola e poi due vanitose mucche. Il documentario di Victor Kossakovsky, che passa oggi al Torino Film Festival, è insomma nel segno di un minimalismo esasperato privo com’è di commenti, parole, presenza umana, colore, colonna sonora e sceneggiatura.

Solo la fotografia metafisica bianco e nero dello stesso regista (coadiuvato da Egil Håskjold Larsen) per raccontare, da vicino e da lontano, la vita senza lustrini di questa scrofa da 180 chili sempre circondata dai suoi cuccioli che cercano il suo latte, giocano tra loro, litigano, il tutto in una natura indifferente e piena di mosche. Anche per le galline, compresa quella con una gamba sola, e per le mucche minuti e minuti di riprese con primi piani, campi lunghi, piani sequenza e ogni tipo di ripresa.

Dopo un po’ ci si accorge che non abbiamo mai davvero osservato questi animali che non è certo difficile incontrare nella propria vita e, soprattutto, che questi esseri non sono affatto diversi da noi e hanno le nostre stesse fragilità. A un certo punto in GUNDA si avverte per la prima volta la presenza umana sotto forma di una macchina agricola che si capisce porterà via all’affidabile scrofa tutti i suoi cuccioli già svezzati. E Gunda non ci sta. Prima segue disperata con gli occhi la macchina agricola che si allontana sempre di più e poi entra ed esce dalla casa di legno che fino a pochi momenti prima aveva condiviso con i suoi piccoli, ma loro non ci sono, non tornano.

“Sono sempre stato un ragazzino di città, ma all’età di quattro anni ho trascorso alcuni mesi in un villaggio di campagna dove ho conosciuto il mio miglior amico: Vasya. Era molto più giovane di me – aveva solo poche settimane quando ci siamo conosciuti – e con lui ho condiviso alcuni dei ricordi più cari della mia infanzia. Un giorno Vasya fu ucciso e servito come cotolette di maiale per un cenone di Capodanno. Sono diventato immediatamente (probabilmente) il primo bambino vegetariano in Unione Sovietica”, così il regista russo, già autore di AQUARELA.

E ancora Victor Kossakovsky: “Siamo stati incredibilmente fortunati ad incontrare Gunda nella campagna norvegese già il primo giorno della nostra ricerca. Questa scrofa è sullo schermo per oltre la metà della durata del film e resta un personaggio straordinariamente potente: non hai bisogno di nessun interprete per capire le sue emozioni. Così ho deciso di fare questo film senza didascalie, voci fuori campo o musica, devi solo guardarlo. Per me l’essenza del cinema è mostrare, non raccontare”.

Dice infine del film – appena nominato agli European Film Awards nella categoria European Documentary 2020 – il suo produttore esecutivo Joaquin Phoenix: “Gunda offre una sconvolgente prospettiva sulla sensibilità delle specie animali che normalmente – magari di proposito – ci viene tenuta nascosta. Dimostrazioni di orgoglio e riverenza, di divertimento e felicità da parte di una giovane e curiosa scrofa; il suo panico, la sua disperazione e la sua totale sconfitta davanti agli inganni crudeli, sono prove valide di come tutte le specie reagiscano in modo simile agli eventi nelle loro rispettive vite. Victor Kossakovsky ha realizzato una meditazione viscerale sull’esistenza in grado di trascendere le normali barriere che separano le specie. È un film di profonda importanza. Un’opera d’arte”. 


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