“Ha triplicato i costi”. Il premier archivia già il Superbonus 110% e scatena l’ira grillina. Fi vuole la proroga

Mag 4, 2022

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    È la prima volta da premier di fronte alla plenaria di Strasburgo, ma Mario Draghi, parlando «nel cuore della democrazia europea», non si accontenta di restare sulle generali, su principi e modifiche dei trattati, ma lancia un sasso pesante nello stagno del dibattito politico-economico. Nel mirino finisce il Superbonus del 110%, un provvedimento su cui il premier mena un fendente molto diretto. «Questo governo è nato come un governo ecologico, ma possiamo non essere d’accordo sul superbonus del 110%. Il costo di efficientamento è più che triplicato, i prezzi degli investimenti sono più che triplicati perché il 110% di per sé toglie l’incentivo alla trattativa sul prezzo».

    L’affondo arriva nel corso del dibattito che segue il suo intervento in plenaria. Le forze politiche non sono certo spiazzate, il giudizio negativo del presidente del Consiglio su questa misura è noto da tempo. Nessuno però si aspettava una uscita pubblica di questo tipo, tanto più dopo il ministro dell’Economia Daniele Franco pochi giorni fa durante il question time, rispondendo ad Alessandro Cattaneo, aveva confermato la proroga per le unifamiliari oltre il 30 giugno.

    Le reazione più forte arriva dai Cinquestelle, grandi sponsor del superbonus: «Ci lascia abbastanza perplessi l’irricevibile perentorietà con cui il premier si è scagliato contro il Superbonus. È stata gettata una volta per tutte la maschera: forse alla base dei continui paletti normativi e della ossessiva smania di voler limitare la circolazione dei crediti fiscali, c’è proprio questa insofferenza» scrivono i senatori M5s Gianni Girotto, Cristiano Anastasi, Marco Croatti, Gabriele Lanzi e Sergio Vaccaro. E Riccardo Fraccaro rincara la dose: «Vorrei ricordare al nostro presidente del consiglio che il Superbonus è espressione della volontà parlamentare di tutte le forze politiche, e per questo, anche se il suo giudizio personale è negativo, non può boicottare una misura che ha ricevuto lodi dalla stessa Unione Europea».

    Perplessità filtrano anche dai vertici di Forza Italia. Silvio Berlusconi, Antonio Tajani e tutto lo stato maggiore del partito si sono intestati la battaglia per la proroga e la cessione dei crediti e non c’è alcuna intenzione di assecondare una frenata. Lo stesso Cattaneo, responsabile dipartimenti di Forza Italia, fa notare che «il bonus 110 per cento ha contribuito alla tenuta economica e sociale del Paese, è stato una vera e propria cura ricostituente per il settore. La leva fiscale ha funzionato, adesso, anche con il contributo delle associazioni di categoria, penseremo ad avviare un riordino degli sgravi per evitare che la macchina si inceppi di nuovo. Ma lo faremo per tempo e con ordine».

    Una posizione contraria alla revisione del Superbonus è anche quella di Antonio Saccone, portavoce dell’Udc: «Draghi sbaglia. Il timore dei prezzi è fondato, ma diversi provvedimenti hanno fissato dei tetti e dinanzi a comportamenti criminali è giusto rendere più stretta la maglia dei controlli e delle pene».

    Chi va in controtendenza è Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia, che si schiera dalla parte del premier. «Sul Superbonus Draghi ha ragione non al 100, ma al 110 per cento. Non c’è più nessuno che tratti sui prezzi o chieda più preventivi, l’incentivo si è trasformato in una sorta di piè di lista pagato dallo Stato».

    Dalla politica alle associazioni. La voce è quella del presidente di Confedilizia. Giorgio Spaziani Testa non nega l’esistenza del problema prezzi ma critica con forza il sistema poco trasparente utilizzato per disincentivarne l’utilizzo. «Questo modo di procedere, oltre a non distinguersi per trasparenza, ha prodotto due conseguenze molto negative: la prima è stata quella di mettere in estrema difficoltà (in alcuni casi addirittura in crisi) imprese, professionisti e proprietari che avevano i cantieri aperti. La seconda è stata quella di bloccare l’utilizzo anche di tutti gli altri incentivi per interventi sugli immobili, per i quali il meccanismo di cessione del credito e sconto in fattura consentiva un’applicazione anche da parte di cittadini a reddito medio-basso».


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