“Ha un passato fascista, non può governare”. Odio rosso contro la Meloni

Giu 14, 2022

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    È un copione già visto. Un copione intriso di odio politico, livore mediatico. Lo scopo, poi, è sempre lo stesso: annientare l’avversario. E, ora che gli equilibri del centrodestra si sono spostati rispetto alle ultime consultazioni elettorali, l’avversario – il nemico da abbattere – è Giorgia Meloni. Nelle dichiarazioni post voto delle seconde linee del Partito democratico la leader di Fratelli d’Italia è, infatti, finita in un violentissimo tritacarne rancoroso che preannuncia la strategia che Enrico Letta e compagni adotteranno da qui alle politiche dell’anno prossimo.

    La più dura tra tutte è probabilmente la responsabile Esteri del Nazareno, Lia Quartapelle. “Nel deserto che sta diventando la destra la Meloni sembra quella meno peggio degli altri – ha spiegato all’agenzia AdnKronos – la realtà è che, sotto sotto, lei è sempre la stessa cosa: parole d’ordine fasciste e un passato che non è mai passato”. L’accusa di nostalgie per il Ventennio è un grande classico, un evergreen della propaganda rossa. All’occorrenza, solitamente a ridosso delle elezioni, viene rispolverato tutto l’armamentario. È una sorta di sempre verde, lo spauracchio del fascismo di ritorno. Anche Repubblica , non più di sei mesi fa, dava ampio spazio agli stessi voli pindarici della Quartapelle. “La leader di Fdi non condannerà mai il fascismo – diceva la politologa Sofia Ventura in una intervista – quella è la sua dimensione esistenziale, l’intelaiatura del suo partito è ancora quella da ex Msi. Peccato che certe riletture alberghino soltanto nelle teste della sinistra. Nella vita reale non esistono affatto.

    Sin dall’inizio della sua carriera politica, la Meloni si è sempre spesa (e ha contribuito in prima persona) affinché la destra italiana si allontanasse in modo definitivo da qualsiasi forma di estremismo. Eppure, nonostante si sia esposta anche pubblicamente, la sinistra continua a montare sempre lo stesso polverone. Ancora oggi, in una intervista rilasciata a Repubblica, il vice segretario del Pd Peppe Provenzano ha esternalizzato l’odio che da sempre cova nei cuori dei democratici: “Saremmo pure soddisfatti per il crollo della Lega se non ci fosse stato il balzo di Meloni”. Poi commentando le parole spese della leader di Fratelli d’Italia per Vox: “Ha dimostrato di rappresentare una destra estrema, inadatta a governare, attraversata da sentimenti xenofobi e reazionari”. Anche nelle parole di Letta alberga la stessa asprezza. “È da brividi…”, ha detto riferendosi alla Meloni. “Sento tanto parlare del suo percorso moderato – ha continuato – ma ho visto il video del suo sostegno al candidato di estrema destra in Andalusia…”.

    Quando non riescono a darle addosso accusandola di fascismo o xenofobia, i dem finiscono per scodellare teorie strampalate. Tra le tante c’è quella avanzata dalla Quartapelle che, nell’intervista all’AdnKronos, è finita per evocare l’esistenza di una “internazionale di destra, sostenuta finanziariamente dalla Russia, legata alla destra trumpiana che sta dietro all’assalto del Congresso americano del 6 gennaio”. La contiguità col Cremlino, in una guerra ideologica tra filo Putin anti Putin, è l’accusa del momento. E non poteva non trovare terreno fertile al Nazareno nonostante, in più di un’occasione, la Meloni si sia dimostrata convintamente atlantista. Rientra nelle armi (ormai spuntate) del Partito democratico per cercare di demonizzare il nemico. Da qui alle prossime elezioni è la musica (stonata) che più sentiremo risuonare nei palazzi romani.


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