Rimini. L’accoltellatore del bus: “Mi sentivo minacciato, dei pachistani vogliono uccidermi”. Intanto girava indisturbato nonostante fosse in quarantena fiduciaria

Set 13, 2021

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    Contestati ben cinque tentati omicidi, con l’ipotesi alternativa di lesioni gravi, e la tentata rapina di un telefonino al venticinquenne somalo che sabato scorso, 11 settembre, ha accoltellato nel giro di un’ora quattro donne e un bambino a Rimini. Protagonista dei drammatici fatti è un richiedente asilo da agosto in Romagna dopo due anni trascorsi in Svezia. “Mi sentivo minacciato, dei pachistani vogliono uccidermi, per questo avevo i coltelli e le forbici” ha dichiarato spontaneamente agli agenti. Un delirio paranoico dovuto a probabili problemi psichiatrici. C’è però un giallo: il giovane è passato in questura al mattino per denunciato l’aggressione da parte di un altro straniero nella struttura di accoglienza della Croce rossa che lo ospita (in viale Toscana a Riccione). Il soggetto potrebbe avere agito sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. “Ho preso della cocaina” ha detto e a breve si conoscerà l’esito del test per capire se tale affermazione corrisponde al vero. Non ricorda di avere tentato di sgozzare un bambino. O almeno così dice. E a proposito della piccola vittima, appena 6 anni, è ancora ricoverato in Rianimazione, ma fortunatamente se la caverà. Colpito al collo da un fendente, è stato operato, con successo, dall’equipe del chirurgo Salvatore Tarantini, per suturare una “lesione interna sinistra alla carotide”,  un intervento delicatissimo. La prognosi resta riservata. Si dovrà anche chiarire perché il richiedente asilo fosse libero di muoversi, sebbene fosse in quarantena fiduciaria.