I 5s premiano l’incompetenza

Lug 31, 2022

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L’incompetenza dei 5 Stelle non è il prezzo da pagare per avere al potere persone comuni, bensì lo strumento principale per distruggere dall’interno l’economia e la società. La domanda è quanto ciò derivi dalla follia del comico o da altri interessi extra-italiani. È la logica conclusione del divieto al terzo mandato.

Nel 2013 il Movimento si impose come forza parlamentare, tanto da costringere all’umiliazione dello sberleffo in diretta streaming Bersani e Letta. Sì lui, che otto anni dopo fondava la strategia del Pd sull’alleanza proprio con loro, dopo averci governato nel Conte2 e aver dovuto ingoiare il governo Draghi voluto da Renzi e Mattarella. Se in quella legislatura quasi non toccarono palla, cinque anni dopo – divenuti forza di governo – emerse quanto fossero incapaci di tutto, senza un’ideologia se non le pulsioni popolari di superficie. Si cominciò con Fico in autobus e Di Maio a chiedere l’impeachment di Mattarella, per finire da ministro a unirsi ai gilet gialli insieme a Di Battista, quell’altro fenomeno tardo-adolescenziale da amici del muretto. Poi vennero i dossier importanti. Reddito di cittadinanza e navigator, trivellazioni vietate e TAP (giusto per saldare la dipendenza energetica dalla Russia), ILVA e Via della Seta (col memorandum quanto meno opaco con la Cina, che mira al porto di Trieste). L’elenco potrebbe continuare, tipo con la prescrizione sine die, ma il senso è chiaro.

Facendo salve onestà e buona fede, addebitiamo tutti i disastri, tentati e riusciti, all’inesperienza e alla non conoscenza della complessità dei dossier. Ora, per quanto impreparati e ignoranti, alcuni sono indubbiamente svegli, al punto di sapere ciò che non sanno e dunque di imparare. Detto in breve, hanno fatto un master in amministrazione e legislazione politica che nemmeno le più prestigiose università del mondo. Non solo pagato, ma a spese dei cittadini e del Paese. A questo punto, uno sano penserebbe a capitalizzare su di loro, per non buttare via il prezzo pagato. Invece no, proprio la autonomia politica conquistata dai veterani li rende meno governabili dal comico, che li ha definiti «contagiati». Mentre col divieto al terzo mandato la giostra ricomincerebbe e il biglietto lo dovremmo ripagare. Al condizionale perché non avranno un risultato da protagonisti, ma poi non è escluso che vengano ripescati, se la coalizione di destra non dovesse avere i numeri e se il Pd risultasse il primo partito, che è il vero obiettivo al Nazareno.

Quale che sarà la pattuglia 5 Stelle, saranno truppe fresche di incompetenza e ignoranza. Il probabile ritorno del Che-de-noantri in sintonia col garante servirebbe a infiammare le anime belle, ebbre di essere entrate nelle stanze dei bottoni, con l’inchiostro ancora fresco sotto al mutuo prima-casa e tutta la serenità di un vitalizio distante pochi anni. Pronti a vendere cari i voti per ostacolare chissà quali provvedimenti. Formalmente per affermare viscerali e populisti frammenti di idee, ma forse in esecuzione di un disegno di indebolimento del Paese.


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