I 5s spaventano Cingolani. E lui fa dietrofront

Set 5, 2021

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    Alla fine il tiro al bersaglio dei Cinque stelle contro il ministro della Transizione energetica, Roberto Cingolani, «colpevole» di aver riaperto il dibattito sul nucleare con un intervento alla scuola di formazione politica di Iv, ha colpito nel segno. Gli eco-talebani hanno costretto l’esponente del governo alla retromarcia. Sul nucleare verde «ovviamente non c’è nessuna proposta. Credo che sia stato preso un momento di una lezione fatta a qualche centinaio di studenti in cui raccontavo tra altre cose che Stati Uniti e Francia stanno testando tecnologie che non sono mature e di cui si saprà tra 10-15 anni», ha spiegato a margine del Workshop Ambrosetti di Cernobbio, aggiungendo che «tra l’altro al momento ci sarebbe poco da proporre perché non c’è la tecnologia». Alla fine, manca solo un biglietto di scuse per aver osato affrontare l’argomento-tabù. «Non è colpa mia – s’è schermito – se la Francia ha chiesto all’Unione Europea di valutare se i reattori nucleari di quarta generazione possono essere considerati verdi; poi la Commissione Ue può anche dire di no». Se qualcuno sta valutando, ha evidenziato, «noi non dobbiamo metterci un euro, non dobbiamo fare nulla ma solo ascoltare e aspettare; mi sembra un atteggiamento sereno».

    Che i grillini abbiano sgomberato il campo da questa ipotesi con la richiesta di un incontro al ministro da parte del capo politico Giuseppe Conte, l’ha fatto capire chiaro e tondo il ministro degli esteri, Luigi Di Maio alla Festa del Fatto. «Conto tantissimo in questo chiarimento che ci sarà il 14 settembre tra Conte e il ministro Cingolani, che conosce bene le nostre sensibilità», ha dichiarato. «È giusto che il leader della forza politica chiarisca quale sia la linea politica», ha aggiunto. «Fortunatamente – ha concluso – non ho notizie di alcuna proposta sul nucleare in seno al governo, altrimenti la bloccherei senz’altro».

    E un altro stop ancora più «pesante» è giunto da uno dei principali responsabili della politica energetica italiana, l’amministratore delegato dell’Enel, Francesco Starace. «No, non è realistico» pensare a una riconsiderazione del nucleare perché «ciò che viene definito nuovo non è tanto nuovo come sembra», ha spiegato a Cernobbio. Capitolo chiuso, perciò. Enel, infatti, era titolare delle centrali ora in fase di decommissioning e ha conservato (nonché aggiornato) il know-how in materia. E anche la Cei si è schierata con gli ambientalisti. «Non sempre lo sviluppo è sinonimo di progresso», ha argomentato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei ribadendo che «bisogna stare molto attenti a conferire al nucleare la patente di sviluppo».


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