• I Cinque Stelle tornano No Tap

    Condividi l'articolo

    “Il tap non è una soluzione strutturale e non rappresenta nell’immediato una soluzione che aiuta ad affrontare l’attuale emergenza energetica”. E’ questa la posizione oggi del Movimento 5 stelle, espressa per voce del vice di Conte ed ex sottosegretario a Chigi Mario Turco.

    L’ennesima giravolta dei 5 stelle, rispetto alla linea espressa da Giuseppe Conte durante il famoso viaggio in America quando a luglio 2018, appena nominato Primo Ministro, incassò l’endorsment di Trump. Fu l’ex Presidente americano a convincere Giuseppi della bontà del Tap, tant’è che nella conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca Conte con accanto Trump disse “Tap è un’opera strategica, fondamentale per la nostra strategia di decarbonizzazione”.

    Tornato in Italia però al posto di Trump Conte si ritrovò i suoi elettori no tap, a cui solo poche settimane prima i 5 stelle avevano promesso: “vinciamo le elezioni e in 15 giorni la blocchiamo”.

    E allora trovò l’escamotage della famosa valutazione costi benefici. Diede mandato all’allora Ministro dell’Ambiente Costa di esaminare il dossier, il quale dopo tre mesi dalla promessa strappata da Trump, decretò la legittimità degli atti: “La Valutazione di impatto ambientale rilasciata dallo scorso governo al Tap non contiene profili di illegittimità – scrisse Costa-Il lavoro è durato ininterrottamente per più giorni durante i quali sono state esaminate oltre mille pagine di documenti e c’è stata anche una nuova interlocuzione con Ispra su alcuni aspetti delle varie fasi della procedura. È bene sottolineare che parliamo di un procedimento già autorizzato e concluso nel 2014, su cui si è espresso il Consiglio di Stato con sentenza 1392 del 27 marzo 2017, confermandone definitivamente la legittimità”.

    A quel punto Conte, dopo Trump, ebbe il nulla osta anche da Costa a continuare l’opera. Non dopo aver trovato un’ulteriore scusa: “Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, ma fermare l’opera comporterebbe costi insostenibili”.

    Il presidente 5 stelle aveva la necessità di giustificare la giravolta: “Mi ero impegnato con le autorità locali e con i rappresentanti delle comunità territoriali, ivi compresi i parlamentari eletti in Puglia, ad effettuare un rigoroso controllo delle procedure di realizzazione dell’opera al fine di verificare tutti i profili di eventuale illegittimità che erano stati segnalati. Da quando ci siamo insediati abbiamo fatto quello che non è mai stato fatto in precedenza. Abbiamo effettuato un’analisi costi-benefici, abbiamo dialogato con il territorio, abbiamo ascoltato le istanze e studiato i documenti presentati dalle autorità locali” e poi la doccia fredda: “Ad oggi non è più possibile intervenire sulla realizzazione di questo progetto che è stato pianificato dai governi precedenti con vincoli contrattuali già in essere. Gli accordi chiusi in passato ci conducono a una strada senza via di uscita: interrompere la realizzazione dell’opera comporterebbe costi insostenibili, pari a decine di miliardi di euro. In ballo ci sono numeri che si avvicinano a quelli di una manovra economica: il tema vero – disse Conte-è che dalle analisi che abbiamo fatto nell’istruttoria ci sono almeno venti miliardi di penale da pagare cioè che quelli di prima l’avevano blindata bene per fare in modo che, nonostante la sconfitta alle elezioni, potesse andare avanti”.

    Non ha senso– aggiunse Conte- elencare e approfondire i benefici che l’opera apporterebbe quando i costi della sua interruzione risultano insostenibili. Su quest’ultimo punto sarò chiaro: chi sostiene che lo Stato italiano non sopporterebbe alcun costo o costi modesti non dimostra di possedere le più elementari cognizioni giuridiche”.

    Su questo punto gli rispose l’allora ministro del Mise Carlo Calenda: “Non esiste una penale perché non c’è un contratto, ma, in caso, una eventuale richiesta di risarcimento danni da parte dell’impresa visto che sono stati fatti investimenti a fronte di un’ autorizzazione legale. Stanno facendo una sceneggiata– disse Calenda ai 5 stelle- e stanno prendendo in giro gli elettori ai quali hanno detto una cosa che non poteva mantenere”.

    Ma a criticare i 5 stelle, sul fronte opposto, arrivò anche Michele Emiliano, che a differenza dei grillini voleva ancora fermare Tap: “Ci hanno presi in giro, hanno preso in giro anche me. Noi eravamo convinti, con il nuovo governo, di avere finalmente un interlocutore non soggetto alle lobby. Invece questi, in poche settimane, si sono fatti mangiare dalle lobby del Tap esattamente come si era fatto mangiare Renzi, come si era fatto mangiare Calenda.Evidentemente Roma – disse Emiliano- è un posto dove come arrivano le persone che vengono elette dai cittadini, si fanno mangiare dagli interessi privati. Questa cosa è una vergogna”.

    Dopo quattro anni i Cinque Stelle non sono più al governo, e ora, per la campagna elettorale, tornano no tap e dopo l’assalto a Capitol Hill Conte deve anche nascondere l’appogio di Trump.


    Fonte originale: Leggi ora la fonte