I dem di Modena non ci stanno: “No” al collegio blindato per Di Maio

Ago 1, 2022

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Il Pd modenese non ha intenzione di assecondare la candidatura di Luigi Di Maio in un collegio della provincia emiliana: è bastata la sola ipotesi a mobilitare le dirigenze locali. Il fatto, come ci raccontato da Modena stessa, è che da quelle parti preferirebbero non prestare il fianco ai «paracadutati», come si usa dire. Nel 2018, è stata Beatrice Lorenzin, che proveniva dal centrodestra, a poter contare su un piazzamento blindato. Anche nella vicina Bologna, sempre nel 2018, è toccato a Pier Ferdinando Casini: un altro che non proveniva da una storia di centrosinistra. Siccome non c’è due senza tre, e al netto della smentita che il ministro degli Esteri ha pronunciato durante Mezz’ora in più, ieri, su Rai3, un po’ di paura permane. Tant’è che lo scorso 30 luglio, appena ha iniziato a circolare la voce secondo cui Di Maio sarebbe stato calato nella realtà di quello che l’ex grillino chiamava il «partito di Bibbiano», la Direzione provinciale dem ha fatto uscire un comunicato con la lista dei potenziali candidati: «Fra le proposte del territorio modenese ci sono Silvana Borsari (Direttrice sanitaria Ausl appena andata in pensione), Mauro Lusetti (Presidente Legacoop nazionale), Giovanni Pinelli (Direttore medicina d’urgenza interna Baggiovara) ed Enza Rando (Vicepresidente Libera nazionale», si legge. Della serie: meglio prevenire che curare. Marco Forghieri, consigliere comunale, ne fa una questione di abitudine: «Avevo sentito anche io la smentita. In ogni caso, siamo pronti a tutto! Con i collegi uninominali e le coalizioni capita. A Modena fu candidata la Lorenzin, Casini, ma ancora prima Turroni, Sgobio… . Siamo allenati da metà anni novanta a far campagne elettorali con candidati non modenesi doc, dichiara al Giornale. Questa è un’altra impostazione: se «la Ditta» dovesse decidere per Di Maio, i militanti, eletti o meno che siano, sarebbero comunque pronti. Comunque sia, l’inquilino della Farnesina, dopo aver negato la discesa in campo nel modenese, ha deciso di sottolineare altro: «Aggiungo poi una cosa tecnica: entro il 14 agosto bisogna presentare simboli e coalizione, poi le liste. Ma se non esiste una coalizione, come si fa a trattare i collegi?». In realtà, in politica non è così inusuale che le trattative si strutturino proprio attorno al binomio collegi-coalizione. Ma tant’è. Il resto del comunicato del Pd di Modena non ha bisogno di commenti: «A questi nomi si aggiungeranno, durante la discussione che riguarderà il livello regionale e quello nazionale, quelli dei parlamentari uscenti Piero Fassino, Beatrice Lorenzin, Edoardo Patriarca e Giuditta Pini e quello di Stefano Vaccari, che ricopre il ruolo di Responsabile dell’organizzazione nella Segreteria di Enrico Letta. È stata considerata anche la posizione di Francesca Maletti, la cui candidatura richiederebbe una deroga nazionale essendo i consiglieri regionali non candidabili in seguito al regolamento approvato dalla direzione nazionale». Le figure individuate, con tutti i distinguo del caso, sono dieci. Di Maio, com’era normale che fosse, non viene nominato dalla segreteria dem del territorio che comprende Bibbiano. Lo stesso comune inserito nel leitmotiv con cui proprio Di Maio ha attaccato il Pd per lungo tempo. In serata, il segretario ha voluto chiarire: «In queste ore bisogna essere molto attenti a discernere il falso dal vero. Non c’era nulla e non c’è nulla», ha detto Letta. Modena, forse, avrà un candidato suo.


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